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SCONFITTO A CARRARA, BARI SENZA ALIBI: SQUADRA ALLO SBANDO E IN PIENA CRISI

Carrarese-Bari 1-0

CARRARESE (3-5-2): Bleve, Illanes, Oliana, Belloni (21’ st Cicconi), Abiuso (39’ st Melegoni), Bouah, Zuelli (39’ st Torregrossa), Schiavi (c), Finotto (21’ st Sekulov), Calabrese, Hasa (43’ st Parlanti). A disp.: Mazzini, Fiorillo, Bozhanaj, Troise, Rubino, Ruggeri, Distefano. All. A. Calabro.

BARI (3-4-2-1): Cerofolini, Cistana, Pucino (29’st Colanguli), Meroni, Mane (40’ st Cerri), Verreth, Braunoder, Dickmann, Maggiore (17’ st Pagano), Castrovilli (1’ st Bellomo), Gytkjaer (17’ st Moncini). A disp.: Pissardo, Burgio, Kassama, Antonucci, Rao, Stabile, Nikolaou, Cerri. All. V. Vivarini.

ARBITRO: Allegretta di Molfetta.

RETI: 6’ st Abiuso.

NOTE: Osservato 1’ di silenzio per le vittime di Crans Montana. Rec. 1’ pt. e 5’ st.

di Pierpaolo Paterno

CARRARA – Un Bari inutile e inesistente perde anche a Carrara in un match di una inconsistenza disarmante. Partita decisa dal toscano Abiuso in avvio di ripresa. Si fa notte fonda per i biancorossi di un Vivarini sempre più disperato e con una squadraccia tra le mani in cui né la proprietà né i direttori sportivi si preoccupano di porre riparo. Servirebbero diversi correttivi per provare a rimettere in sesto una zattera alla deriva che, da stasera, è ufficialmente in piena zona retrocessione. Bari terz’ultimo a quota 17 destinato – di questo passo – a retrocedere in serie C quasi senza colpo ferire.  Un modo indegno di chiudere il girone di andata.

LO SCHIERAMENTO INIZIALE – Il Bari di Vincenzo Vivarini si sistema con un 3-4-2-1 molto fluido, pensato per unire copertura e qualità tra le linee. Cerofolini è il riferimento tra i pali e funge da primo costruttore, mentre davanti a lui agisce una difesa a tre solida e complementare: l’ultimo arrivato Cistana sul centro-destra pronto all’aggressione sull’uomo, Pucino al centro a dirigere movimenti e tempi, e Meroni sul lato mancino attento nelle letture e nei duelli.

Il cuore della disposizione si sviluppa sulle fasce, dove Dickmann e Mane non dovrebbero limitarsi a solo esterni difensivi, ma essere vere e proprie frecce che danno ampiezza. Quando il Bari attacca, entrambi si dovrebbero alzare quasi a formare una linea a quattro in mezzo al campo, costringendo la Carrarese a correre all’indietro e creando spazio per i compagni. Quando invece c’è da difendere, si dovrebbero abbassare compattando il blocco e trasformando il sistema in un più prudente 5-4-1.

Al centro Braunoder per portare dinamismo e corsa, sempre pronto alla pressione immediata per recuperare palloni, mentre Maggiore ha il compito di dare ordine alla manovra con passaggi puliti e verticalizzazioni ragionate. Davanti a loro si muove la coppia di trequarti formata da Verreth e Castrovilli: il primo gioca tra linee e fasce per tenere collegati reparti, il secondo ha libertà di creare, puntare l’uomo e rompere gli equilibri avversari con giocate più imprevedibili. Gytkjaer agisce da riferimento avanzato per fare a sportellate, tenere alta la squadra e cercare quegli spazi che gli altri possono sfruttare arrivando da dietro.

Nel complesso, è una squadra pensata per controllare la partita e fare male negli spazi giusti. Compatta quando serve, ma pronta ad aprirsi con velocità non appena il pallone torna tra i piedi.

LA CRONACA – Il Bari non segna in trasferta da due partite e non vince una partita in campionato da oltre due mesi. A parte un intervento di Cerofolini sugli sviluppi di un corner toscano, in mezzora di partita non succede praticamente nulla. La prima opportunità barese è un tiro in area di Dickmann respinto da Bouah. A parte una crescente pressione della Cararrese, la partita resta inguardabile per tutto un primo tempo anonimo e senza emozioni. Si va al riposo sullo 0-0. Bari pari a zero in fatto di costruzione del gioco. C’è da stendere un velo pietoso sulla prestazione dei biancorossi. Difficile trovare un senso che dia una lettura della partita. Anche per il presidente Luigi De Laurentiis che assiste col ds Magalini dagli spalti dove, nel settore ospiti, ci sono anche 338 coraggiosi tifosi baresi.

Si riparte con Bellomo che prende il posto di Castrovilli. Una fiammata per parte. Finotto perde l’attimo. Gytkjaer si fa anticipare da Bleve in uscita. Dopo 6’ la sblocca Abiuso (sesto gol stagionale) dagli sviluppi di un angolo. Palla nell’area piccola che transita sino ai piedi dell’attaccante apuano che batte Cerofolini. Estremo difensore che salva il raddoppio di casa su sortita del solito Abiuso. Innocua l’incornata di Gytkjaer su cross di Mane, per la sterile reazione del Bari. Ospiti che rischiano di capitolare ancora: Abiuso tenta il destro, Cerofolini respinge. Provvidenziale l’intervento di Bleve ad anticipare la chiusura a rete di Maggiore su traversone di Gytkjaer. Pagano e Moncini per Maggiore e Gytkjaer gli altri cambi di Vivarini al quarto d’ora.

Ma è sempre la Carrarese a sfiorare il gol. Zuelli calcia un rasoterra angolato e preciso. Cerofolini in angolo. Quando l’avversario attacca, il Bari sempre tramortito e indifeso. Tutti bloccati sulle gambe, senza la benché minima capacità di opporre una forma di resistenza. Roba da non credere. Mentre Verreth informa la panchina di non stare bene, Vivarini gioca invece la carta Colangiuli. A lasciare il campo è Pucino. Ci vorrebbero corsa e aggressività. Bellomo ci prova un paio di volte. Infruttuose. E’ un Bari di una pochezza disarmante. Una squadra senza gioco, senza anima, senza forma né sostanza. Una squadra che fa una fatica tremenda per abbozzare un’idea di azione finalizzata a rientrare in una partita in cui non è mai stato. L’ultimo cambio arriva al 40’. Davanti entra Cerri per un Mane nullo sul piano della spinta. Quella che prova la Carrarese con Sekulov. Palla respinta coi pugni da Cerofolini. Sul fronte opposto, sopra la traversa la estemporanea conclusione di Colangiuli. L’incubo finisce dopo 5’ di recupero. Si torna a giocare, almeno sulla carta, sabato 17 gennaio (ore 19.30) contro la Juve Stabia.

 

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