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BARI, IL RITORNO DI LONGO: DOBBIAMO SPORCARCI LE MANI, CI ASPETTANO DICIOTTO BATTAGLIE

BARI – Moreno Longo si è ripresentato ufficialmente alla città e alla stampa alla vigilia della partenza per Cesena, nel giorno della sua presentazione dopo il richiamo sulla panchina biancorossa. Un ritorno che arriva in un momento sportivamente e psicologicamente delicato per il Bari, con una classifica pesante e una squadra chiamata a una svolta immediata.

L’impatto emotivo è stato chiaro sin dalle prime parole del tecnico: “Speravo di rivedervi in un’altra situazione. Mi dispiace molto della situazione attuale, perché so bene quanto sia importante per questa realtà e per questa città affrontare nel migliore dei modi un periodo come questo”.

Longo ha poi fatto piena chiarezza su quanto accaduto nella scorsa stagione, sui rapporti con l’area tecnica e sull’epilogo del suo primo ciclo, entrando nel dettaglio del passaggio chiave di Cosenza e del rapporto con l’ex ds Magalini: “L’epilogo della scorsa stagione non era stato positivo. Secondo me, la stagione ci aveva visto per lunghi tratti nel gruppo che poi ha disputato i playoff. Si è arenata la situazione dopo la partita di Cosenza. Una sconfitta che io e, naturalmente, l’area tecnica e dirigenziale come tutti, non abbiamo digerito. Per il modo con cui l’avevamo persa. A Cosenza abbiamo perso male, in una partita che poteva valere un playoff. Dopo quella partita mi arrabbiai tantissimo con la mia squadra. Fui molto duro. Ci tengo a sottolineare, senza mancare di rispetto a nessuno, il fatto di essere stato duro e diretto. In quel momento, come spesso accade, si è incrinato qualcosa. Nelle ultime partite emersero degli strascichi per non valorizzare al massimo le nostre potenzialità. Finita la stagione, l’area tecnica decide di cambiare. Una scelta che non giudico adesso. Fui onesto col presidente. Quel nono posto era da costruire, non da cestinare. Si arrivava da un playout. Non siamo riusciti a raggiungere i playoff. Mi auspicavo che quest’anno si potesse migliorare e partire con qualche rinforzo su quella base che non era tutta da buttare. Sono state fatte scelte diverse”.

Sul senso del ritorno e sulla natura del subentro, Longo è stato diretto: “Il mio è un subentro che ha delle caratteristiche precise. Non c’è un inizio stagione uguale ad un altro. A volte erediti calciatori diversi dalla stagione precedente. Oggi bisogna essere molto concreti. Siamo a fine gennaio. Mi conforta il fatto che parlando col presidente, l’elemento per cui ho sposato questo rientro perché nato dopo una chiacchierata con lui, ci siamo messi nella condizione di ottimizzare quello che abbiamo e portarlo a tirar fuori quello che non ha ancora tirato fuori. Coi rinforzi dal mercato riuscire quindi ad alzare il livello della squadra per giocarci queste diciotto partite al massimo di quello che possiamo. Non conta adesso di chi è la squadra. La prima cosa da fare è diventare una squadra. Solo così avremmo delle possibilità e delle chance da giocarci”.

Forte anche il passaggio personale sulle scelte di carriera e sul rapporto con il presidente De Laurentiis: “Ho sempre vissuto di pancia. Sono uno di quelli che dopo il Torino in A, ha allenato l’Alessandria in C. Non so quanti l’avrebbero fatto. Sono stato fortunato e siamo saliti in B. Non sono venuto a Bari per il contratto. De Laurentiis lo sa. Avevo bisogno di determinate garanzie. Il presidente mi ha dato la massima disponibilità in una situazione così difficile e in poco tempo. Per fare diciotto battaglie con lo spirito giusto”.

Capitolo mercato, con una linea netta: qualità, non quantità. “Arrivato da tre giorni, ho chiesto giocatori che possano cambiare il volto della squadra, pronti. Non per riempire la rosa. In un mercato particolare di gennaio, ci sono dinamiche differenti. Alcuni giocatori aspettano altre opportunità. Vorrei aspettare una partita in più per non rischiare di immettere giocatori che poi non cambiano nulla. Prendere qualcuno tanto per, è meglio di no. Non precludo nulla nemmeno ad un mio attuale calciatore oggi, da cui chiedo di battagliare. Chi non è convinto, deve essere uomo e dirmi di non sentirsela. Voglio solo gente motivata e convinta di raggiungere l’obiettivo. Io me sento. E vorrei fosse così per ogni mio giocatore e collaboratore. Dobbiamo sentirci addosso la passione della piazza”.

Sull’aspetto mentale e sul gruppo: “L’aspetto psicologico è fondamentale. Sono il terzo allenatore dell’anno. Nel gruppo può essere scattata la sfiducia in se stessi. Deve sapere che sono qua è per assumermi delle responsabilità. Deve attaccarsi a me. Non ho la bacchetta magica. Serve resilienza e perseveranza per capire che il percorso è duro, ma c’è la possibilità di potercela fare. Abbiamo importanti carte da giocarci. Ho visto delle partite. Ma non giudico quello che è stato. Caserta e Vivarini sono ottimi allenatori. L’allenatore è un pezzo dell’ingranaggio. Non mi permetto di giudicare il passato”.

Sulla durezza e sull’identità da costruire: “Ho trovato disponibilità da parte dei calciatori. Ho preso informazioni da chi ci è stato. Mi dicono che spesso è stato così. Il mio obiettivo è far sì che questa disponibilità finisca poi in campo. Le parole stanno a zero. E’ il momento dei fatti. Devo essere concreto. Preferirei fare punti anziché giocare bene. Parlare di bel gioco, oggi, sarebbe da pazzi. Il Bari si deve sporcare le mani, capire cosa vuol dire lavorare per ottenere punti a tutti i costi. Tocca a noi riavvicinare i tifosi. Fare risultati e fare prestazioni con un Bari che stia dentro le partite”.

Sui paragoni con Torino: “Le situazioni non si possono mai paragonare. Quella fu un’esperienza molto complicata. La B è diversa dalla A. C’è un equilibrio diverso. Un campionato atipico”.

Infine, sguardo a Cesena e alle scelte tattiche: “E’ una ipotesi percorribile, al netto di avere tutte e tre gli attaccanti in condizione. Si può iniziare con due e averne uno che può subentrare. Fino a che il mercato non porterò altro, potremmo fare altre scelte. Valuterò tutto e non posso lasciare nulla per strada. Potrei anche rivitalizzare qualcuno. Devo alzare il livello di tutti. Benali? Credo che in estate abbia chiesto al ds di andare via. Questo mi è stato riferito”.

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