Una partita per capire quanto e come siano stati gettati al vento gli ultimi due mesi di campionato del Bari. E’ bastato il ritorno di Moreno Longo sulla panchina per rivitalizzare, almeno nello spirito e nell’atteggiamento, un gruppo che sino alla settimana scorsa sembrava morto. Ovvio che non basti. Ovvio che il tecnico abbia bisogno di una corposa iniezione di rinnovamento tecnico. Ma la vittoria di Cesena rappresenta comunque un buon punto di ripartenza: “Un debutto così lo speravo – le parole dell’allenatore biancorosso – . Volevo iniziare con questo tipo di partita. Se c’era una vittoria da fare, l’avrei voluta fare in questo modo perché è arrivata tramite un grande spirito di abnegazione, stare nella sofferenza di partite per salvarsi. Sarà fondamentale per raggiungere questo obiettivo. Arriva un segnale forte. E il merito va ai ragazzi, non a me. Sappiamo che questi sono punti pesantissimi. Ma non abbiamo risolto nulla, se non il fatto di metterci sotto e portare avanti quello che iniziamo a Cesena”.
La sua presenza in panchina sembra tuttavia determinante per l’esito del Manuzzi. Longo fa il modesto: “Ho tante energie e motivazioni. Lo dico con grande umiltà. Spero che la squadra mi rispecchi. Il lavoro è sempre difficile e si deve sempre creare il binomio allenatore – squadra. Non basta scegliere i giocatori, conta gestire la squadra. Questi ragazzi vanno gestiti nel modo migliore. La società sa cosa intendo. Noi dobbiamo essergli da guida. Non si può prescindere da questo spirito e atteggiamento. La base delle idee”. L’errore sarebbe pensare di essere già arrivati. Bisogna agire nella campagna trasferimenti: “Quello che abbiamo programmato non deve cambiare di una virgola. Queste due partite, inclusa la prossima contro il Palermo, mi servono per fare punti e per capire su quanti giocatori posso contare. Perché, poi, a mercato concluso chiuderemo la porta dello spogliatoio per iniziare a battagliare in un finale di stagione che sarà caldissimo. Non voglio scontenti, giocatori che abbiano il minimo pensiero di mettersi a lavorare duramente per la causa”. Rao e De Pieri hanno giocato con l’elmetto. Lo spirito giusto visto anche in Moncini: “Per i ragazzi sono contentissimo. Hanno qualità e mi dimostrano di esserci. Non guardo in faccia a nessuno. Carte di identità e curricula passati. Ma solo chi ci può dare qualcosa in più. Lo devono accettare i ragazzi. Siamo ad un punto di non ritorno. Non si concedono le cose per grazia ricevuta. Il posto si guadagna durante le partite e gli allenamenti”. “C’è da migliorare tanto – conclude Longo -. Curare i dettagli. La squadra la trovo con grande disponibilità. Io richiedo un calcio aggressivo. Diventa questione di abitudine. Alzare i ritmi”.