A poche ore dalla partenza per Cesena, dove sabato alle 15 il Bari si gioca l’ennesimo crocevia stagionale, la realtà è cruda e difficilmente confutabile: Moreno Longo è tornato, ma la squadra è rimasta la stessa. Identica a quella di inizio campionato. Stessi uomini, stessi limiti, stesse fragilità. Cambiano i nomi sul taccuino del tecnico, non la sostanza di un gruppo che dopo venti giornate di Serie B è sprofondato nei bassifondi della classifica.
Tolto Pereiro, che ha salutato rescindendo il contratto pochi giorni fa, e considerata l’assenza forzata degli infortunati Darboe e Castrovilli, il quadro è persino più povero. A completarlo ci sono Vicari e Partipilo, ormai separati in casa, simboli evidenti di una gestione che ha perso controllo e lucidità. Per il resto, nulla. Nessuna svolta. Nessuna vera discontinuità tecnica. E questo, a gennaio inoltrato, è un atto d’accusa pesantissimo.
Il Bari avrebbe dovuto essere profondamente ristrutturato. Non per capriccio, ma per necessità. Le lacune emerse in venti giornate sono state macroscopiche: limiti tecnici, carenze caratteriali, incapacità di reagire alle difficoltà. Una squadra costruita male dall’ex ds Magalini e poi difesa ostinatamente dall’attuale dirigente Di Cesare, nonostante i segnali d’allarme fossero evidenti già da mesi. Il campo ha emesso un verdetto severo, ma la società ha scelto l’immobilismo.
Il mercato, finora, è stato quasi inesistente. Gli unici input sono gli arrivi di Cistana e di due giovanissimi di scuola Inter, Stabile e De Pieri, transitati dalla Juve Stabia. Innesti marginali rispetto alla portata della crisi. A fare notizia, più che i rinforzi, sono stati gli avvicendamenti in panchina: Longo al posto dell’esonerato Vivarini, secondo allenatore “bruciato” in sei mesi dopo Fabio Caserta. Un segnale chiaro di confusione più che di progettualità.
Il problema, però, non è solo tecnico. È strutturale. È nella mancanza di decisioni forti. In dieci giorni, Valerio Di Cesare – o chi per lui – dovrebbe operare un repulisti radicale, tale da smentire clamorosamente la propria dichiarazione di cieca fiducia in un gruppo per il quale “si sarebbe gettato nel fuoco”. Un gruppo che, nei fatti, lo ha tradito sul campo, partita dopo partita.
Le prossime sfide contro Cesena e Palermo rischiano di essere solo tappe di un lento declino, se non arriverà una scossa immediata. Per capire se il Bari ha ancora reali possibilità di salvezza bisognerà attendere il 2 febbraio, termine ultimo del mercato invernale. Solo allora si potrà valutare se Longo avrà avuto la forza di imporsi nelle richieste e, soprattutto, se la società lo avrà messo nelle condizioni di raddrizzare una stagione che, allo stato attuale, appare tristemente segnata. Così com’è, questo Bari va dritto verso la serie C. E fingere di non vederlo sarebbe l’errore definitivo.