post

BARI, UNDICI ARRIVI E SETTE PARTENZE: I NUMERI RACCONTANO UNA RIVOLUZIONE, MA NON UNA CRESCITA

di Pierpaolo Paterno

Il Bari chiude il mercato invernale con l’ennesimo ribaltone firmato Di Cesare, dopo quello estivo condiviso con Magalini che ha prodotto un solo risultato concreto: una squadra fragile, confusa, oggi penultima in serie B.

Dietro qualcosa cambia: Cistana, Mantovani e Odenthal alzano il livello delle alternative e danno un minimo di struttura a un reparto che aveva perso certezze. Ma è l’unico reparto in cui si intravede una logica. Il vero problema resta il centrocampo. Qui si gioca la salvezza, ma qui il Bari continua a non dare risposte. Dickmann e Dorval sugli esterni, Braunoder e Verreth in mezzo: un assetto che non cambia quasi nulla e che non aggiunge leadership né qualità. Serviva una certezza, è arrivata invece una scommessa. Traorè, giovanissimo dalla C spagnola, è tutto da valutare. Esteves, fermo da mesi, è un’incognita fisica enorme. Una mano potrebbe darla anche Artioli. Troppo poco per una squadra che dovrebbe correre, lottare e comandare il gioco.

Davanti il quadro è ancora più fragile. Moncini avrà al fianco Rao e Piscopo, ma né Cuni né Gytkjaer spostano realmente gli equilibri. Non c’è peso, non c’è continuità, non c’è un attaccante capace di garantire gol e presenza costante. Troppe figurine, poche certezze. Sullo sfondo restano Pucino, Nikolaou, Stabile, Pagano e De Pieri. Ceduti Castrovilli e Antonucci, bloccati Maggiore e Partipilo. Un mercato che sistema (soprattutto ingaggi), ma non rilancia. Il verdetto è netto: mercato appena sufficiente. Nessuna spallata di qualità, nessun salto di livello. Il Bari resta una squadra piena di lacune, soprattutto a centrocampo e in attacco, con più domande che risposte. Per salvarsi servirà un girone di ritorno da playoff. Ma con questo materiale, sperare non basta. Al campo, il verdetto definitivo.

Rispondi

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.