La fotografia è quella di un Bari fragile, in difficoltà sul piano fisico e mentale, e le parole di Moreno Longo nel post-gara di Mantova restituiscono con chiarezza la dimensione del momento. Il tecnico biancorosso non nasconde l’apprensione per una situazione che si fa sempre più delicata: “Sono preoccupato, assolutamente. Non esserlo sarebbe da stolti. Altrimenti, ci sarebbe da alzare la mano e togliere il disturbo”. Un’analisi lucida, accompagnata dalla consapevolezza che la rete decisiva dei lombardi non rappresenta un episodio isolato: “Il secondo gol – rincara la dose – potevamo prenderlo anche prima. Dovremo cercare di stare attaccati al carro che conta, per avere sempre un lumicino acceso e motivare una squadra che ha bisogno solo di positività”.
La sconfitta del “Martelli” non è soltanto un passo falso di classifica, ma il segnale di una partita progressivamente sfuggita di mano, come confermano anche i dati: sedici conclusioni complessive verso la porta biancorossa contro appena tre tentativi del Bari. Nel primo tempo, però, la squadra riesce a restare in equilibrio, come sottolinea lo stesso allenatore: “Nel primo tempo – prosegue Longo – la squadra ha comunque tenuto bene il campo, nonostante sapessimo sarebbe diventata una partita di duelli e grande fisicità. Il gioco è stato spezzettato, tra due formazioni speculari”.
Dopo una prima fase equilibrata e il momentaneo pareggio nato dal rimpallo tra Meroni e Odenthal, la gara cambia volto nella ripresa: il Bari si abbassa, perde campo e subisce l’iniziativa crescente del Mantova, fino al colpo di testa di Mancuso nei minuti di recupero. Longo individua nella condizione atletica uno dei nodi principali: “Nel secondo tempo si è visto troppo poco, compresa una diversità fisica importante tra le due squadre. Troppi giocatori del Bari sulle gambe. Dovevo cambiarne altri cinque. Una problematica da gestire. Questa è stata la differenza. Il Mantova arrivava prima, ma non nell’atteggiamento e nell’impegno. Ripeto, quattro o cinque giocatori sostituiti erano in debito fisico. Un fatto preoccupante, perché ora arrivano partite decisive. Mi auguro e spero che, scegliendo chi sta meglio, si possa fare qualcosa di diverso. Altrimenti, così vai poco lontano”.
La seconda sconfitta consecutiva lascia i biancorossi al penultimo posto e rende immediato il bisogno di una reazione. Il tecnico evidenzia come alcune difficoltà si ripetano ormai con continuità: “Si ripete la situazione vista sia contro il Cesena che contro il Palermo”. La gestione delle energie diventa quindi prioritaria: “E’ la percezione dalla panchina. Non c’è tempo. In queste settimane faremo più recupero che allenamento vero e proprio. Dovremo turnare per mandare in campo chi ci dà la sensazione di aver recuperato. Chiedo sacrifici a chi dovrà prodigarsi anche mentalmente per stare dentro la partita. Per aiutarli rispetto a questo gap, nel gioco ci siamo anche abbassati un po’. Cosa che non mi piace. Di conseguenza, devo trovare una soluzione a questo”.
L’allenatore torna poi sugli episodi decisivi della partita, soffermandosi in particolare sull’azione del 2-1: “Sul secondo gol del Mantova – insiste sul match – abbiamo lavorato male. Mancuso andava cercato. Non si lavora sulla palla e sul reparto. Va marcato l’uomo e basta. Anche i due gol del Palermo sono stati due errori secondo il mio modo di intendere la fase difensiva”. Spazio anche a valutazioni sui singoli: “Odenthal? Forte, di un’altra categoria. Ha avuto crampi perché non giocava con continuità da un anno. Per gli altri, ci aspettiamo tanto da tutti. Ma è proprio questa la difficoltà. Metterli, cioè, in piedi in un contesto organizzato. Anche Esteves ha giocato poco. Vanno messi dentro, nonostante non ci sia tempo. Devono metterci del loro per abbreviare questo discorso”.
Infine, uno sguardo alle operazioni di mercato appena concluse e alla necessità di lavorare con le risorse disponibili: “Di Cesare ha fatto il massimo rispetto a quello che offriva il mercato. Tanti giocatori non sono voluti venire. Ora mi concentrerei su quello che c’è. Dobbiamo ottimizzare rispetto a quello che c’è, essere pratici. Inutile parlare di progetto di gioco da mettere in piedi, visto il poco tempo. Servono pochi concetti”.