di Pierpaolo Paterno
Il Bari di Moreno Longo riparte oggi pomeriggio, domenica 10 maggio, con la ripresa degli allenamenti in vista della sfida contro il Südtirol, andata dei playout di serie B in programma venerdì 15 maggio alle ore 20 al San Nicola. Anche questa volta, seduta a porte chiuse. Una scelta ormai consolidata nelle ultime settimane e che continua a far discutere.
La squadra biancorossa si riaffaccia al lavoro forte delle ultime due vittorie consecutive contro Entella e Catanzaro. Sei punti pesantissimi che hanno evitato una retrocessione diretta diventata, fino a pochi giorni fa, uno spettro concretissimo. Dall’altra parte ci sarà invece un Südtirol in caduta libera: nove partite senza vittorie e una crisi tecnica e mentale così profonda da spingere il club altoatesino a riflettere addirittura sulla posizione di Fabrizio Castori. Un crollo verticale, quello degli altoatesini, che il Bari avrà il dovere di sfruttare immediatamente già nella gara di andata al San Nicola. Anche perché il regolamento premia il miglior piazzamento in classifica: in caso di perfetta parità tra andata e ritorno, a salvarsi sarebbe infatti il Südtirol. Ai biancorossi servirà dunque costruire un vantaggio venerdì sera e poi difenderlo nel ritorno del 22 maggio a Bolzano.
Intanto la politica dei prezzi popolari varata dalla società potrebbe riportare un po’ di gente allo stadio dopo mesi di distacco e contestazione. E il sostegno del pubblico sarà fondamentale. Perché questa squadra, nel bene e nel male, ha ancora bisogno della sua gente. Ma sarebbe profondamente sbagliato confondere la disputa dei playout con un obiettivo raggiunto. Per il Bari, giocarsi la salvezza rappresenta comunque un verdetto fallimentare. E non soltanto sul piano sportivo. Una società che si definisce ambiziosa, importante, strutturata, non può ritrovarsi per la seconda volta in tre anni a lottare per evitare la serie C. È il sintomo evidente di errori ripetuti, di una gestione spesso approssimativa, di scelte programmatiche discutibili e di una organizzazione che, soprattutto negli ultimi mesi, ha dato l’impressione di navigare senza una direzione chiara.
Non è però questo il tempo delle sentenze definitive. Quelle arriveranno dopo il 22 maggio, comunque vada. Prima c’è da salvare la categoria. Poi sarà inevitabile aprire una riflessione seria sul presente e sul futuro del club. E sarà altrettanto doveroso che qualcuno della proprietà torni finalmente a parlare. Non può bastare soltanto Valerio Di Cesare, ormai da settimane unico uomo mandato davanti ai microfoni al termine delle gare, mentre continua il silenzio stampa di allenatore e calciatori. Una situazione che penalizza il lavoro dei giornalisti ma soprattutto allontana ulteriormente i tifosi, privati persino della possibilità di stare vicino alla squadra durante gli allenamenti, blindati a porte chiuse per decisione societaria.
E in questo clima pesa inevitabilmente anche l’assenza di Luigi De Laurentiis, mai così distante come in questa stagione dagli umori della piazza e dalle sorti di una delle realtà calcistiche più importanti del Sud Italia. Otto anni dopo aver ricevuto il titolo sportivo del Bari, il rapporto tra proprietà e ambiente non era forse mai apparso tanto freddo e logorato. Adesso, però, viene prima il campo. Prima la salvezza. Poi sarà il momento delle risposte.