Se Bari piange, Bolzano applaude il capolavoro di Fabrizio Castori. Perché la salvezza conquistata dal Südtirol porta soprattutto la firma del tecnico marchigiano, autentico specialista delle missioni impossibili e ancora una volta capace di trascinare una squadra oltre i propri limiti attraverso organizzazione, pragmatismo e feroce spirito competitivo. Nessuna vittoria nei due playout contro il Bari, è vero, ma una superiorità evidente sotto ogni altro aspetto: mentale, atletico, tattico e caratteriale. Alla fine, è stato il miglior piazzamento nella regular season a premiare gli altoatesini e a condannare una formazione biancorossa spenta, fragile e mai realmente all’altezza dell’appuntamento.
Il Südtirol si è salvato esattamente come giocano le squadre di Castori: soffrendo quando necessario, restando compatto, concedendo pochissimo e colpendo nei momenti giusti. Al “Druso” la sensazione è stata chiara soprattutto nella ripresa, quando i padroni di casa hanno progressivamente alzato pressione, intensità e controllo territoriale, prendendo in mano la partita senza mai perdere lucidità. Il gol annullato a Pecorino è stato il simbolo di una squadra viva, aggressiva e più convinta di poter portare a casa l’obiettivo rispetto ad un Bari sterile e incapace di cambiare ritmo.
Più robusti sul piano fisico, meglio messi in campo, più concreti nelle letture e nella gestione dei momenti chiave: il Südtirol ha meritato la permanenza in Serie B perché, dentro una doppia sfida bloccata e tesa, ha dato sempre l’impressione di sapere perfettamente cosa fare. E questo, nei playout, fa tutta la differenza del mondo. Castori ancora una volta ha impartito una lezione di calcio concreto e sostanza, confermandosi allenatore capace di incidere davvero quando la posta in palio pesa come un macigno.
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