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COMUNICATO: BARINRETE NON PARTECIPERÀ ALLA CONFERENZA STAMPA DELLA SSC BARI, LE RAGIONI DELLA NOSTRA SCELTA

La Redazione sportiva di Barinrete.it ha deciso di non partecipare alla conferenza stampa organizzata dalla SSC Bari per la presentazione del nuovo direttore generale Pierpaolo Marino e del nuovo allenatore Massimo Rastelli.

È una scelta che nasce da una precisa convinzione editoriale. Riteniamo infatti che il momento attraversato dal Bari richieda, prima di ogni altra cosa, un’assunzione di responsabilità da parte della proprietà nei confronti della città, dei tifosi e degli organi di informazione.

La conclusione della scorsa stagione, con la retrocessione in Serie C, ha lasciato aperti interrogativi che, a distanza di settimane, non hanno ancora trovato una risposta pubblica. A ciò si sono aggiunti gli sviluppi giudiziari degli ultimi giorni, che rendono ancora più evidente la necessità di un confronto diretto da parte di chi guida il club. La nostra decisione, tuttavia, era stata presa già prima che emergessero tali vicende.

Per questo motivo riteniamo che la presentazione dei nuovi dirigenti e dello staff tecnico non possa sostituire il necessario momento di chiarimento che la piazza barese continua ad attendere. Il nostro non è un gesto di protesta nei confronti di chi oggi inizia un nuovo percorso professionale, ma una presa di posizione sul metodo comunicativo adottato dalla società.

A Pierpaolo Marino e a Massimo Rastelli va il nostro sincero augurio di buon lavoro, nella consapevolezza delle difficoltà che li attendono e del valore professionale che entrambi hanno dimostrato nel corso delle rispettive carriere.

Desideriamo inoltre esprimere il massimo rispetto per i colleghi che parteciperanno alla conferenza stampa. Ogni redazione compie le proprie valutazioni in piena autonomia e tutte meritano considerazione.

Barinrete.it continuerà a raccontare il Bari con equilibrio, indipendenza e spirito critico, nella convinzione che il compito dell’informazione sia quello di porre domande, cercare risposte e garantire ai lettori un racconto completo, soprattutto nei momenti più delicati della storia di un club.

La Redazione

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BARI, UN NUOVO ALLENATORE E UN NUOVO DG NON BASTANO A CAMBIARE IL CLIMA

Ogni società, dopo una retrocessione, è chiamata a ricostruire una squadra. Il Bari, prima ancora, deve ricostruire un rapporto con la sua gente. È questa la vera sfida che attende il club, molto più complessa di qualsiasi operazione di mercato.

Il punto non è discutere il valore di Pierpaolo Marino e Massimo Rastelli (domani la conferenza stampa in diretta YouTube dalle 11). Hanno accettato una sfida difficile e meritano di essere giudicati esclusivamente per il lavoro che svolgeranno da oggi in avanti. Pensare che possano farsi carico delle responsabilità di chi li ha preceduti sarebbe profondamente ingiusto.

Il problema è che, ancora una volta, il volto pubblico del Bari cambia, mentre resta immutata la distanza tra la proprietà e una tifoseria che continua a chiedere spiegazioni. Non basta inaugurare un nuovo progetto tecnico se rimangono senza risposta gli interrogativi lasciati dalla stagione appena conclusa.

La retrocessione in Serie C non è stata un semplice incidente di percorso. È il punto di arrivo di una gestione che non ha prodotto i risultati annunciati e che oggi convive con un quadro reso ancora più delicato dalle vicende che interessano la società sul piano giudiziario e amministrativo. Da una parte l’inchiesta della Procura di Bari, dall’altra la richiesta di liquidazione giudiziale e il contenzioso sullo stadio San Nicola. Situazioni differenti, tutte ancora aperte e rispetto alle quali è doveroso ribadire che nessuna responsabilità è stata accertata e che vale pienamente il principio della presunzione di innocenza.

Eppure ignorare questo contesto significherebbe raccontare solo una parte della realtà. Perché il Bari di oggi non riparte nel vuoto, ma dentro una crisi di fiducia che si è costruita nel tempo.

Per i giornalisti che sceglieranno di esseeci, la conferenza stampa di presentazione sarà inevitabilmente orientata al futuro: gli obiettivi, la squadra, il mercato, il ritiro. Ma il presente racconta una società chiamata prima di tutto a recuperare credibilità. E la credibilità non nasce dagli slogan né dalle dichiarazioni d’intenti. Si conquista assumendosi la responsabilità delle scelte compiute, soprattutto quando i risultati sono stati fallimentari.

Per questo la vera partita del Bari non inizierà al primo allenamento né alla prima giornata di campionato. Comincerà quando il club riuscirà a dimostrare, con i comportamenti prima ancora che con le parole, di aver compreso gli errori che hanno portato a una delle pagine più amare della sua storia recente.

Solo allora il futuro smetterà di essere uno slogan e potrà diventare un progetto credibile.

 

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TIGRI RUGBY BARI IN SERIE A FEMMINILE: AL VIA IL PROGETTO CON RUGBY RENDE E FOGGIA RUGBY

Le Tigri Rugby Bari parteciperanno al campionato di Serie A Femminile 2026/2027 grazie a un progetto condiviso con Rugby Rende e Foggia Rugby. L’iniziativa nasce con l’obiettivo di offrire alle atlete del territorio la possibilità di confrontarsi in un campionato nazionale di alto livello, favorendo al tempo stesso la crescita del movimento rugbistico femminile nel Mezzogiorno.

La collaborazione tra le tre società punta a creare un percorso stabile e sostenibile, capace di coinvolgere sempre più ragazze e di rafforzare la presenza del rugby femminile nel Sud Italia. L’ambizione è quella di favorire, negli anni, la nascita di nuove squadre femminili a 15 nei campionati nazionali.

Oltre alla Serie A, Tigri Rugby Bari, Rugby Rende e Foggia Rugby organizzeranno insieme anche le tappe della Coppa Italia Femminile Seven, considerate un importante strumento per il reclutamento di nuove atlete e per la loro crescita tecnica.

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ANSA: LA PROCURA FIGC SEGUE IL CASO BARI: CHINÈ CHIEDE GLI ATTI DELL’INCHIESTA ALLA MAGISTRATURA

L’inchiesta della Procura di Bari potrebbe presto avere sviluppi anche sul piano della giustizia sportiva. Secondo quanto riferisce l’Ansa, infatti, la Procura federale della Figc sta seguendo con attenzione l’evoluzione del procedimento che coinvolge Aurelio e Luigi De Laurentiis.

L’agenzia di stampa riferisce che il procuratore federale Giuseppe Chinè avrebbe già richiesto ai magistrati baresi la trasmissione della documentazione relativa all’indagine, con l’obiettivo di esaminare gli elementi raccolti dalla Procura ordinaria. Si tratta di un passaggio procedurale che non implica automaticamente l’apertura di un procedimento disciplinare, ma rappresenta un’attività preliminare di acquisizione degli atti. Sarà infatti la Procura federale a valutare, una volta esaminata la documentazione, se emergano eventuali profili di rilevanza per l’ordinamento sportivo.

L’eventuale iniziativa della Figc si affiancherebbe dunque al percorso già avviato dalla magistratura ordinaria, mantenendo però un piano autonomo. Come spesso accade in casi analoghi, gli accertamenti della giustizia sportiva seguono tempi e criteri diversi rispetto a quelli della giustizia penale e possono portare, se ritenuto necessario, all’apertura di un fascicolo federale.

Per il momento, secondo quanto riportato dall’Ansa, la Procura guidata da Giuseppe Chinè si limita a monitorare la vicenda e ad acquisire gli atti dell’inchiesta barese, in attesa di valutarne il contenuto e le eventuali implicazioni sotto il profilo sportivo.

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L’INCHIESTA E IL FUTURO DEL BARI / MAZZA (GDM): “IL NODO RESTA IL PASSAGGIO DI PROPRIETÀ”

L’inchiesta della Procura di Bari sulla gestione della Filmauro e della SSC Bari apre uno scenario inedito sul piano giudiziario, ma non scioglie il principale interrogativo che accompagna da anni il calcio barese: quale sarà il futuro della società? È la riflessione proposta dal direttore della Gazzetta del Mezzogiorno, Mimmo Mazza, nell’editoriale pubblicato sull’edizione odierna del quotidiano.

Mazza ricostruisce innanzitutto la coincidenza temporale tra la crisi sportiva e quella economica del club. Il 24 gennaio scorso il Bari espugnava Cesena interrompendo una serie negativa, ma quella vittoria, osserva il direttore, si sarebbe rivelata soltanto un’illusione destinata a precedere la retrocessione in Serie C maturata pochi mesi dopo nel playout contro il Südtirol. Due giorni più tardi, il 26 gennaio, mentre l’attenzione della piazza era concentrata esclusivamente sui risultati del campo, i consulenti tecnici della Procura depositavano una relazione sui conti della società che, secondo Mazza, descriveva già allora una situazione particolarmente critica. Un quadro che la successiva retrocessione avrebbe inevitabilmente aggravato, riducendo le prospettive di ricavo derivanti da botteghino, diritti televisivi, sponsorizzazioni e valore complessivo del marchio Bari.

Nell’editoriale si sottolinea come, mentre il dibattito cittadino si concentrava sulla multiproprietà e sulle responsabilità della politica che negli anni aveva favorito l’insediamento della famiglia De Laurentiis, la magistratura stesse già sviluppando un proprio percorso investigativo. Mazza ricorda che le contestazioni formulate dalla Procura rappresentano, allo stato, semplici ipotesi accusatorie destinate a essere verificate nelle sedi competenti, ma osserva anche come molte delle criticità oggi finite negli atti giudiziari fossero state evidenziate da tempo da una parte dell’opinione pubblica.

Il direttore della Gazzetta invita però a non attribuire all’inchiesta un significato salvifico. L’intervento della magistratura, evidenzia, ha il compito di accertare eventuali responsabilità penali e non quello di risolvere le questioni sportive o societarie. Per questo motivo la vicenda giudiziaria non può essere interpretata come l’inizio della liberazione del Bari dalla multiproprietà, ma piuttosto come l’avvio di un percorso lungo, complesso e ricco di incognite. Secondo Mazza, inoltre, la famiglia De Laurentiis dispone delle risorse economiche necessarie per affrontare l’attuale situazione e tentare di evitare le conseguenze più pesanti sul piano patrimoniale e giudiziario. È per questo che il vero nodo, conclude il direttore, resta immutato: il destino del Bari continuerà a dipendere soprattutto dall’eventuale apertura di una trattativa concreta per la cessione della società. Finché questo passaggio non si materializzerà, il futuro del club biancorosso resterà inevitabilmente sospeso tra le vicende giudiziarie e quelle societarie.

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SAN NICOLA, L’INCHIESTA DELLA PROCURA PESA SULLA GARA: IL COMUNE CHIEDE VERIFICHE SULLA SSC BARI

L’inchiesta della Procura di Bari produce i primi effetti anche sul fronte amministrativo. A seguito delle contestazioni mosse nei confronti della SSC Bari nell’ambito dell’indagine, il Comune ha chiesto alla società di verificare la permanenza dei requisiti necessari per partecipare alla procedura di gara relativa alla concessione dello stadio San Nicola. Un passaggio previsto dalla normativa sugli appalti pubblici, finalizzato ad accertare che non siano sopravvenute cause ostative alla partecipazione.

Di seguito un’agenzia dell’ANSA:

Il Comune di Bari ha trasmesso oggi una nota alla Ssc Bari spa nell’ambito della procedura di affidamento in concessione del servizio di gestione dello stadio San Nicola. La richiesta è finalizzata a verificare l’eventuale sussistenza di cause automatiche di esclusione dalla procedura di gara, con particolare riferimento a quanto previsto dalla norma del codice degli appalti, che prevede l’esclusione automatica dagli appalti pubblici per gli operatori economici in stato di liquidazione giudiziale o liquidazione coatta, concordato preventivo, o in corso di procedura per l’accesso a tali regimi. La Ssc Bari è l’unica società ad aver partecipato al bando per la gestione quinquennale dello stadio, in attesa di aggiudicazione. Nella nota, il Comune richiama la vicenda giudiziaria che oggi ha travolto la società sportiva, con perquisizioni per le ipotesi di reato di false comunicazioni sociali e bancarotta fraudolenta e conseguente richiesta di apertura della procedura di liquidazione giudiziale della società per insolvenza. Per tale ragione, gli uffici comunali hanno chiesto alla Ssc Bari di fornire aggiornamenti in merito allo stato della procedura di liquidazione giudiziale, alla data di eventuale avvio della stessa; all’eventuale accesso della società a strumenti di regolazione della crisi. (ANSA).

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BARI, LE DUE CONTESTAZIONI AI DE LAURENTIIS: COSA C’È DAVVERO NELL’INCHIESTA E COSA RESTA DA ACCERTARE

Dopo le notizie diffuse sull’inchiesta che coinvolge la proprietà del Bari, il dibattito si è rapidamente spostato sui social, dove non sono mancate interpretazioni spesso imprecise o parziali. Al di là delle contrapposizioni tra tifoserie (Napoli e Bari nella fattispecie), gli atti della Procura barese delineano un quadro accusatorio articolato su due filoni distinti, che meritano di essere analizzati separatamente.

Il primo riguarda l’ipotesi di false comunicazioni sociali e prende le mosse dall’operazione che ha portato il portiere Elia Caprile dal Bari al Napoli. Su questo punto è opportuno sgombrare il campo da un equivoco: agli indagati non viene contestata la valutazione economica attribuita al portiere. La Procura, infatti, non mette in discussione il prezzo fissato per il cartellino. Anzi, dagli atti emerge che la valutazione sarebbe stata supportata anche da una perizia tecnica predisposta da un professionista incaricato proprio per certificare il valore del calciatore. Una circostanza che, inevitabilmente, richiama alla memoria altri procedimenti calcistici nei quali il tema delle stime economiche dei giocatori aveva assunto un ruolo centrale. L’aspetto sul quale si concentra l’accusa sarebbe invece un altro. Secondo gli inquirenti, pur trovandosi il Bari in una situazione economico-finanziaria particolarmente delicata, la controllante Filmauro avrebbe rinunciato a inserire nell’accordo una percentuale sulla futura rivendita del giocatore. Una scelta che avrebbe consentito al Napoli di beneficiare integralmente dell’eventuale plusvalenza maturata negli anni successivi, privando invece il Bari di un possibile introito futuro.

Il secondo fronte dell’indagine è certamente quello più delicato e riguarda l’ipotesi di bancarotta fraudolenta, contestazione strettamente collegata alla richiesta di fallimento avanzata dalla Procura. Secondo la ricostruzione degli investigatori, il Bari avrebbe accumulato nel tempo perdite strutturali che oggi ammonterebbero a circa 30 milioni di euro. Una situazione che, nell’impostazione accusatoria, configurerebbe un modello gestionale non più compatibile con la normale prosecuzione dell’attività d’impresa, tanto da giustificare la richiesta di apertura della procedura fallimentare.

Naturalmente si tratta, allo stato, di contestazioni che dovranno essere vagliate nel contraddittorio processuale. La difesa dei De Laurentiis ha già respinto ogni addebito (ne parliamo in un articolo riportato a parte BARI E NAPOLI, LA REPLICA DEI DE LAURENTIIS: ESTERREFATTI DALLE CONTESTAZIONI, CHIARIREMO TUTTO – BariNrete), manifestando sorpresa per le accuse e ribadendo la correttezza del proprio operato. Sul piano dell’analisi economica, tuttavia, il caso ha riaperto anche una riflessione più ampia. Alcuni osservatori fanno notare come, all’interno di gruppi societari, la presenza di una società in perdita possa produrre effetti fiscali favorevoli attraverso il meccanismo del consolidato fiscale, consentendo di compensare utili e perdite tra le diverse società del gruppo. Da qui nasce, almeno sul piano delle ipotesi formulate nel dibattito pubblico, la domanda se il mantenimento del Bari all’interno dell’orbita Filmauro potesse rappresentare anche un interesse di natura fiscale.

Si tratta però di considerazioni che, allo stato, non fanno parte delle contestazioni formulate dalla Procura e restano esclusivamente oggetto di analisi e discussione. Saranno le indagini e l’eventuale processo a stabilire se vi siano state condotte penalmente rilevanti o se, invece, le accuse siano destinate a cadere. Al momento, dunque, il procedimento si fonda su due pilastri ben distinti: da un lato le modalità con cui sarebbe stata gestita l’operazione Caprile, dall’altro la sostenibilità economica della gestione del Bari negli ultimi anni. Due vicende diverse, accomunate soltanto dal fatto che entrambe saranno ora sottoposte al vaglio della magistratura.

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BARI E NAPOLI, LA REPLICA DEI DE LAURENTIIS: ESTERREFATTI DALLE CONTESTAZIONI, CHIARIREMO TUTTO

Pubblichiamo il comunicato di replica della Ssc Bari al procedimento avviato questa mattina dalla Procura di Bari:

“SSC Bari, SSC Napoli, Aurelio e Luigi De Laurentiis hanno appreso esterrefatti le contestazioni sollevate nel decreto di perquisizione e sequestro emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bari, ed  eseguito questa mattina.

Il rilievo degli inquirenti riguarda il trasferimento tra società infragruppo di un calciatore, Elia Caprile, il cui valore era stato quantificato, mediante perizia giurata, prima del perfezionamento dell’operazione, da un soggetto terzo, indipendente e professionista autorevole, già consulente dell’Autorità giudiziaria, e fortemente accreditato nel settore calcistico, del tutto estraneo agli indagati.

Lascia basiti, poi, la richiesta di liquidazione giudiziale di SSC Bari, proposta dalla medesima Procura, ai sensi dell’articolo 38 CCI, trattandosi di società assolutamente rispettosa dei propri impegni economici, le cui perdite di esercizio – fisiologiche nel settore calcistico – vengono sistematicamente coperte dall’intervento della proprietà con risorse proprie.

SSC Bari, SSC Napoli, Aurelio e Luigi De Laurentiis esprimono con serenità la ferma convinzione che la loro posizione sarà rapidamente chiarita presso la competente Autorità Giudiziaria auspicando la tempestiva richiesta di archiviazione del procedimento tenuto conto della estrema serietà con cui quotidianamente i soggetti coinvolti operano, ed hanno sempre operato, nel pieno e scrupoloso rispetto della legge, dei principi contabili e delle norme federali”.

 

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BARI, INDAGINE PER BANCAROTTA: ECCO COSA PUÒ SUCCEDERE

Quando si parla di ipotesi di bancarotta fraudolenta relativa ad una società che gestisce un club, le conseguenze possono essere molto gravi, ma non sono automatiche.

In sintesi:

  • Sul piano penale, la bancarotta fraudolenta riguarda gli amministratori e i dirigenti che avrebbero distratto beni, falsificato bilanci o aggravato il dissesto. Le eventuali pene colpiscono le persone fisiche, non direttamente la squadra.
  • Sul piano societario, se la società viene dichiarata fallita o sottoposta a liquidazione giudiziale, il club rischia di non poter più proseguire l’attività senza un nuovo soggetto che ne rilevi il titolo sportivo.
  • Sul piano sportivo, la giustizia federale può intervenire se emergono violazioni delle norme FIGC, come false comunicazioni, irregolarità nei bilanci o mancato rispetto degli obblighi economici. Le sanzioni possono comprendere:
    • ammende;
    • penalizzazioni in classifica;
    • inibizioni per i dirigenti;
    • nei casi più gravi, esclusione dal campionato o revoca dell’affiliazione.

Se si tratta di un’indagine

Essere indagati per bancarotta fraudolenta non comporta automaticamente alcuna sanzione sportiva. Un’indagine serve ad accertare se vi siano elementi sufficienti per sostenere un’accusa. Occorrono poi eventuali rinvio a giudizio, processo e, sul versante sportivo, una valutazione autonoma della Procura Federale.

Il caso delle plusvalenze

Se l’ipotesi investigativa riguarda plusvalenze fittizie o gonfiate utilizzate per alterare i bilanci, potrebbero aprirsi due fronti:

  1. quello penale, per verificare se vi siano reati fallimentari o societari;
  2. quello sportivo, se la Procura FIGC riterrà che i bilanci siano stati falsificati o che siano stati violati i principi di lealtà e correttezza.

Nel caso del Bari

In merito all’indagine in corso che coinvolge la famiglia De Laurentiis, allo stato attuale si tratta di un’ipotesi investigativa. Ciò significa che:

  • il Bari non è automaticamente a rischio fallimento o esclusione dal campionato;
  • non esistono al momento sanzioni sportive;
  • eventuali conseguenze dipenderanno dagli sviluppi dell’inchiesta, dall’esito del procedimento penale e da un’eventuale indagine della Procura Federale. In altre parole, tra l’iscrizione nel registro degli indagati e un’eventuale penalizzazione o esclusione dal campionato esiste un percorso giudiziario lungo, durante il quale dovranno essere accertate le responsabilità.
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BARI, IPOTESI DI BANCAROTTA FRAUDOLENTA: INDAGATI AURELIO E LUIGI DE LAURENTIIS

Nuovi sviluppi giudiziari coinvolgono la proprietà della SSC Bari. Come riportato da La Gazzetta del Mezzogiorno, la Procura di Bari ha aperto un’inchiesta nella quale risultano indagati Aurelio e Luigi De Laurentiis nell’ambito di un’indagine che ipotizza il reato di bancarotta fraudolenta.

Secondo quanto riferisce il quotidiano pugliese, l’attività investigativa sarebbe nata a seguito di un’istanza di fallimento e riguarderebbe presunte plusvalenze ritenute artificialmente gonfiate, che sarebbero state utilizzate per alterare la rappresentazione dei bilanci societari. Nell’ambito dell’inchiesta sono state eseguite anche perquisizioni, che avrebbero interessato non solo la sede della SSC Bari ma anche quella del Napoli.

L’indagine è coordinata dal procuratore Roberto Rossi e punta ad accertare l’eventuale esistenza di operazioni contabili finalizzate a migliorare solo apparentemente la situazione economico-finanziaria del club biancorosso. Al momento si tratta esclusivamente di ipotesi investigative tutte da verificare e sulle quali saranno gli accertamenti della magistratura a fare piena luce.

La vicenda è destinata ad avere un forte impatto anche sul piano sportivo e societario, in un momento già particolarmente delicato per il Bari, reduce dalla retrocessione e alle prese con un clima di forte contestazione da parte della tifoseria. Si attendono ora eventuali sviluppi dell’inchiesta e le possibili repliche dei soggetti coinvolti.