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IL BARI SULL’ORLO DEL PRECIPIZIO, A BOLZANO L’ULTIMA OCCASIONE PER SALVARE UNA STAGIONE FALLIMENTARE

di Pierpaolo Paterno

La ripresa degli allenamenti è fissata per domenica pomeriggio, rigorosamente a porte chiuse. Una scelta che in tempi normali rientrerebbe nella routine di preparazione a una partita decisiva, ma che oggi assume quasi il sapore simbolico di un Bari che continua a nascondersi. Si chiudono i cancelli dell’antistadio mentre attorno resta apertissima una domanda: questa squadra ha davvero capito la gravità del momento?

Perché il problema non è soltanto il pareggio dell’andata playout contro il Sudtirol. Il problema è il modo in cui è arrivato. Novanta minuti trascorsi senza anima, senza coraggio e, soprattutto, senza la minima idea offensiva. In una gara da dentro o fuori, davanti a quasi 28mila persone accorse al San Nicola e nonostante mesi di delusioni, il Bari è riuscito nell’impresa più inquietante possibile: non trasmettere mai la sensazione di poter vincere davvero. La fotografia della serata sta tutta lì. Una squadra impaurita, scolastica, lenta nella manovra e quasi paralizzata dalla pressione. La costruzione dal basso è sembrata un esercizio sterile, privo di accelerazioni e di personalità. Gli esterni, che avrebbero dovuto garantire ampiezza e spinta, sono rimasti intrappolati tra timidezza e imprecisione. Davanti, il vuoto. O quasi. Ed è difficile comprendere come si possa pensare di salvarsi producendo così poco, tirando pochissimo e lasciando la sensazione che il gol sia più un incidente casuale che il frutto di una strategia.

Ancora più preoccupante è stato l’atteggiamento mentale. Il Sudtirol, pur senza fare nulla di trascendentale, nella ripresa ha dato l’impressione di avere più ordine, più lucidità e persino più convinzione. In altre parole, più fame. E questo, per una squadra che giocava in trasferta e che teoricamente avrebbe dovuto gestire soprattutto la tensione ambientale, è un dettaglio di rilievo. Poi c’è il tema della comunicazione, o meglio del silenzio. In momenti simili servirebbe una guida capace di metterci la faccia, di spiegare, di assumersi responsabilità e magari anche di scuotere l’ambiente. Invece il Bari continua a trasmettere un senso di chiusura, quasi di isolamento. Porte chiuse agli allenamenti, poche parole, nessun segnale forte. Ma il silenzio, quando manca il campo, finisce inevitabilmente per amplificare dubbi e malumori.

E intanto il conto alla rovescia verso Bolzano continua. Al Druso servirà una partita completamente diversa. Più intensa, più sporca, più coraggiosa. Perché pensare di sopravvivere affidandosi ancora alla prudenza o all’attesa sarebbe un errore imperdonabile. Il Bari visto ieri sera è sembrato giocare soprattutto per non perdere. Ma nei playout questo atteggiamento rischia di essere letale. Chi pensa soltanto a difendersi finisce spesso per condannarsi da solo. La sensazione più amara, oggi, è che il Bari non stia lottando soltanto contro il Sudtirol. Stia lottando contro le proprie paure, contro una fragilità mentale che la stagione si trascina dietro da mesi e contro un’identità tecnica mai realmente costruita. Ed è questo l’aspetto che più inquieta in vista del ritorno. Non tanto il risultato ancora aperto, quanto l’assenza di segnali concreti a cui aggrapparsi. A Bolzano servirà molto più di un semplice cambio tattico. Servirà finalmente un’assunzione collettiva di responsabilità. Perché il tempo degli alibi è finito da un pezzo.

FOTO SSCBARI