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DE LAURENTIIS, ORA BASTA: STATE SEPPELLENDO IL BARI

di Pierpaolo Paterno

C’è un momento, nella lunga agonia di un malato, in cui si smette di sperare nel miracolo e si prende atto della morte. A Bari quel momento è arrivato. E non lo dice la statistica, non lo racconta soltanto l’ennesima classifica sanguinosa della serie B. Lo si respira, amaramente, ogni sabato sera, tra i sedili ormai muti del San Nicola. Il calcio a Bari, oggi, è un deserto. E chi avrebbe dovuto custodirne la linfa vitale ha invece spento l’interruttore.
Il responsabile ha un nome e un cognome collettivo: Filmauro. Con l’aggiunta, non secondaria, di una famiglia imprenditoriale che altrove si mostra lucida e spietatamente efficace, ma che in Puglia sembra aver perso bussola, volontà e perfino rispetto. I De Laurentiis, a Bari, hanno smesso da tempo di guidare. Ora trascinano la carcassa del progetto come un relitto al traino.
Che la squadra sia sprofondata non è una sorpresa per chi non ha vissuto in letargo negli ultimi mesi. Il crollo è stato lungo, doloroso, scandito da segnali inequivocabili: prestazioni incolori, mercato inesistente, scollamento con la tifoseria, incapacità manageriali evidenti. Di fronte a un paziente in arresto cardiaco, il club ha scelto di non intervenire, come se l’esito fosse irrilevante o – peggio – dovuto. Il silenzio societario è un oltraggio, non solo sportivo.
L’immobilismo, persino nel cuore del mercato di gennaio, grida allo scandalo. È come assistere al naufragio assistito di una nave condannata: nessuno al timone, nessun mayday, nessuna manovra d’emergenza. E ora si discute perfino dell’allenatore, un Vincenzo Vivarini che ieri ha avuto il pudore di salutare la stampa quasi fosse già un ex, immerso nel gelo di una società assente. Longo? Difficile convincere un tecnico credibile a imbarcarsi su una zattera con le tavole già marce. Guido Pagliuca? D’Angelo? Suggestioni vuote, perché qui non servono nomi: servono idee, guida, visione. Tutte cose che mancano in maniera macroscopica.
E quando si cerca l’origine del disastro, il dito non deve tremare. Il problema è la regia sportiva. Una coppia di dirigenti, Magalini e Di Cesare, totalmente fuori misura rispetto alla necessità drammatica del momento. L’incapacità di leggere il tracollo e di intervenire, dopo la vergognosa débâcle di Empoli, avrebbe imposto un cambio immediato. Invece sono rimasti: testimoni e coautori, più che soluzioni. E ogni giorno in più è stato un passo verso il baratro.
La prospettiva della retrocessione non è più un incubo remoto. È uno scenario concreto, quasi probabile. E mentre la città, una piazza storica e passionale come poche, annega, chi dovrebbe difenderla resta a guardare. Bari non merita tutto questo. Il Bari non è un giocattolo aziendale da accantonare, non è un laboratorio sperimentale per dilettanti di passaggio, non è un capitolo secondario del bilancio di qualcuno.
Se la Filmauro non intende cambiare passo, investire, assumersi responsabilità e ricucire una ferita devastante, abbia almeno l’onestà di lasciare. Perché questa deriva non è solo sportiva: è identitaria, culturale, civile. A Bari il calcio non è spettacolo marginale. È memoria collettiva, è orgoglio, è patrimonio. E lasciarlo morire così, nel silenzio colpevole degli amministratori, è un tradimento difficile da perdonare.
Il tempo è scaduto. Servono risposte, decisioni vere, una direzione chiara. Altrimenti la lapide è già pronta. E l’epitaffio non potrebbe essere più amaro: qui giace ciò che fu la squadra di una città, abbandonata da chi la avrebbe dovuta proteggere.

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VIVARINI, ARIA DI COMMIATO: SITUAZIONE COMPLESSA, DOBBIAMO FARE IL BENE DEL BARI

BARI – La serata è un colpo al cuore. La Juve Stabia passa al San Nicola e il Bari sprofonda dove nessuno avrebbe mai pensato di finire: nella zona più buia della classifica, con lo spettro della Serie C concretamente vicino e reale. Nel dopo partita le parole di Vincenzo Vivarini piovono cariche di amarezza. Si “chiacchiera” di responsabilità mancate, di orgoglio ferito e della necessità di cambiare rotta immediatamente. Il giradischi sembra incantato su un ritornello stantio. Niente alibi, niente attenuanti. Se non arriva una risposta forte e immediata, dalla squadra e dalla proprietà, la stagione rischia di crollare del tutto. Dopo un’ora dal termine del match, il tecnico si presenta in sala stampa per quello che ha tutti i crismi di un saluto di commiato: “In questo momento la situazione è complessa. Dobbiamo solo cercare tutti di fare il bene del Bari. Ne abbiamo parlato nello spogliatoio. In questo momento è difficile parlare. Sono venuto perché è giusto metterci la faccia. Fare il bene del Bari significa trovare delle soluzioni e fare il possibile di quello si può per sistemare la squadre nel migliore dei modi. Prima della partita ero fiducioso sulla scorta del lavoro svolto in settimana. Ero straconvinto che contro la Juve Stabia potessimo vincere, nonostante tutti i problemi che sappiamo”.

foto sscbari

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ABATE: MENTALITÀ, CORAGGIO E SANGUE AGLI OCCHI. LA SALVEZZA DELLA JUVE STABIA PASSA DA QUI

BARI – La Juve Stabia mette la freccia e porta via dal San Nicola tre punti che pesano come macigni. Ignazio Abate, espulso nel secondo tempo per proteste ma lucido nel dopogara, non nasconde soddisfazione e fierezza per un successo che vale molto più di una semplice vittoria esterna.
«Abbiamo vinto uno scontro diretto per la salvezza – sottolinea – sapevamo che il Bari partiva dietro e che sarebbe stato fondamentale aggredire le linee, non abbassarsi mai e vincere le seconde palle. Lo abbiamo fatto dall’inizio alla fine». Il rigore trasformato da Candellone nasce esattamente da questa lettura: pressione alta, duello vinto, difesa avversaria in affanno. «La giocata che ha portato al penalty è figlia dello spirito che chiedo ai ragazzi – aggiunge Abate – mentalità, coraggio e zero paura di sbagliare». Lo stadio vuoto e il clima pesante attorno ai padroni di casa non illudono il tecnico: la vittoria non viene minimamente ridimensionata dal contesto. «Abbiamo fatto risultato su un campo difficilissimo, reso ancora più complicato da una superficie pesante. Questo dà ancora più valore alla prestazione». Il gruppo, per Abate, resta la chiave di ogni passo avanti: «Ai ragazzi ho sempre chiesto di non snaturarsi mai. Siamo umili, sappiamo da dove veniamo, ma non rinunciamo alla nostra identità». La classifica sorride, ma non concede rilassamenti. Le Vespe continuano a guardare in basso, con il mirino puntato sui 46 punti indicati dal mister come quota salvezza: «Dobbiamo tenere le antenne dritte. Ogni partita sarà un duello da vincere e da difendere col sangue agli occhi». Qualche limite, Abate lo ammette senza girarci intorno: «Anche noi abbiamo difetti. Dobbiamo recuperare Gabriellone, oggi non disponibile, ma abbiamo ritrovato Burnete e Varnier e questo ci darà freschezza».

Il messaggio finale è limpido: la Juve Stabia non vuole fermarsi. «La strada è lunga – conclude – ma se restiamo compatti, nessun traguardo ci spaventa».

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BARI, VERGOGNA SENZA FINE: LA JUVE STABIA PASSEGGIA E BATTE UNA SQUADRA MORTA

Bari-Juve Stabia 0-1

BARI (3-4-2-1): Cerofolini, Cistana, Pucino (39’  st Meroni), Nikolaou (1’ st Rao), Mane, Braunoder, Verreth (41’ st Cerri), Dorval, Maggiore (17’ st Pagano), Antonucci (17’st Bellomo), Gytkjaer. A disp.: Pissardo, Marfella, Burgio, Pagano, Bellomo, Kassama, Colangiuli, Stabile, De Pieri. All. V. Vivarini.

JUVE STABIA  (3-5-2): Confente, Ruggero, Bellich (44’ st Varnier), Zeroli (22’ st Mosti), Piscopo (22’ st Cacciamani), Carissoni (39’ st Baldi), Candellone, Correia, Giorgini, Maistro (22’ st Burnete), Leone. A disp.: Signorini, Boer, Pierobon, Dalle Mura, Ciammaglichella, Dos Santos, Mannini. All. I. Abate.

ARBITRO: Di Marco di Ciampino

RETI: 37’ pt Candellone.

NOTE: osservato un minuto di raccoglimento per commemorare la scomparsa del presidente della Fiorentina, Rocco Commisso. 15’ st espulso il tecnico Abate per proteste. Rec. 2’ pt e 6’ st.

di Pierpaolo Paterno

BARI – Nel desolante scenario di un San Nicola praticamente vuoto, il Bari disonora la maglia indossata con patch celebrativo per i 118 anni del club festeggiato lo scorso 15 gennaio. La resa stavolta arriva contro la Juve Stabia che risolve facilmente la pratica con un rigore dell’ex Candellone nel vivo del primo tempo. Di fronte, un Bari morto e inchiodato al fondo della classifica di B. Una deriva annunciata, senza che nessuno nella stanza dei bottoni decida di dare una sferzata ad una stagione destinata alla retrocessione in serie C. Proprietà indifferente e assente sul piano degli interventi per rimestare una formazione inguardabile, negazione di un calcio in cui mister Vivarini perde la bussola (e forse la panchina) col manifesto di quattro punti al suo attivo. Un disastro tecnico, tattico, societario.

LA FORMAZIONE INIZIALE – Il 3-4-2-1 scelto da Vincenzo Vivarini vorrebbe mandare nelle intenzioni un messaggio chiaro: niente calcoli, identità forte e volontà di comandare il gioco. La linea a tre dietro con Cistana (su Correia), Pucino e Nikolaou. Cistana è il riferimento della costruzione bassa, Pucino garantisce esperienza e letture, mentre Nikolaou dovrà rompere il ghiaccio dopo settimane sottotono: scelta che sorprende, ma che dice quanto l’allenatore creda nel recupero mentale di chi finora non ha inciso. Oppure strategia per renderlo appetibile ad una eventuale acquirente sul mercato di gennaio.

Sugli esterni, out Dickmann, il rientrante Dorval e Mané dovrebbero offrono ampiezza totale. Il franco-algerino non è al top dopo il rientro dalla Nazionale, eppure viene responsabilizzato: gamba, progressione e strappi restano un’arma che può accendere la partita. Mané invece ha il compito opposto: corsa, equilibrio, tante letture difensive per coprire le eventuali falle. In mezzo Braunöder e Maggiore per governare ritmo e pressioni.

Trequartisti di manovra, Verreth e il redivivo Antonucci (vale il discorso fatto per Nikolaou), sono chiamati a rifinire e ad aggredire il mezzo spazio. Verreth dà continuità e visione, mentre Antonucci è la scelta più coraggiosa di tutte: rendimento finora evanescente, ma Vivarini insiste, nella speranza che il talento si accenda quando conta.

Davanti Gytkjaer da riferimento unico ha il compito di tenere su palloni, allungare la difesa e concretizzare un gioco che spesso, finora, è mancato negli ultimi metri. Insomma, modulo chiaro, compiti precisi, e una dose di coraggio: Vivarini non si limita ai “sicuri”, rilancia chi finora ha dato poco e prova a recuperare risorse interne invece di arrendersi all’evidenza. È una scelta rischiosa, certo. Ma anche l’unica strada per provare a cambiare rotta.

LA PARTITA – Il primo brivido arriva al quarto d’ora. Papera colossale di Cerofolini in uscita con difesa biancorossa messa a repentaglio. La Juve Stabia non ne approfitta. Il primo squillo del Bari (22’), un tiro alto di Maggiore. Al 35’, la frittata la fa Braunoder che respinge con la mano un tiro a colpo sicuro in area di Piscopo su precedente percussione di Zeroli e Carissoni. Rigore che Candellone trasforma alla sinistra di Cerofolini. Vantaggio legittimo dei campani contro un Bari che punta su giocatori che non danno nulla e non stanno in piedi. Emergono tutte le perplessità sulle scelte iniziali di Vivarini che, questa sera, si gioca la panchina. I centrocampisti non filtrano. I trequartisti non costruiscono. Non ci sono logiche da nessun punto di vista. Si va al riposo con un calcio potente di collo esterno di Verreth. Un tiro che si perde nel fondo prima che la squadra venga sommersa dai fischi dei pochi presenti.

Nel secondo tempo si passa al 4-3-3 con Rao (a sinistra sul fronte avanzato) al posto di un Nikolaou imbarazzante. Dietro Dorval a sinistra, Mane a destra. Pucino e Cistana in mezzo (anche se spesso si ritrova davanti come attaccante aggiunto). Grosso pericolo con Candellone che – su azione di contropiede – “spacca” su Cerofolini in uscita (13’). Replica Bari con Verreth: palla alta. Sprazzi di vitalità rispetto al nulla di prima.

Vivarini prova a inserirsi nella scia. Toglie Maggiore e Antonucci (praticamente nulli) per Pagano e Bellomo. Prosegue la girandola dei cambi. Mentre l’arbitro grazia Carissoni con un’ammonizione dopo un intervento sanguinoso su Rao. A meno 8’ dal novantesimo, la Juve Stabia sfiora il bis colpendo un palo con Candellone a Cerofolini battuto. La partita scorre sui binari finali in maniera indegna. Verreth è richiamato in panchina e, senza nemmeno dare la mano al compagno, lascia il posto a Cerri. L’ultima carta disperata di Vivarini. Come per tutta la partita, il Bari non sfonda nemmeno nei sei minuti di recupero e abbandona il campo in appendice ad una delle peggiori pagine dell’ultracentenaria storia biancorossa. Al prossimo giro si va a Cesena.

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BARI-JUVE STABIA: VIVARINI RISCHIA NIKOLAOU, DORVAL E ANTONUCCI DAL 1′

Le formazioni ufficiali di Bari e Juve Stabia, in campo al San Nicola dalle 19.30 per la prima giornata del girone di ritorno:

Bari (3-4-2-1): Cerofolini, Cistana, Pucino (c), Nikolaou, Mane, Braunoder, Verreth, Dorval, Maggiore, Antonucci, Gytkjaer. A disp.: Pissardo, Marfella, Burgio, Pagano, Bellomo, Meroni, Kassama, Rao, Colangiuli, Stabile, De Pieri, Cerri. All. V. Vivarini.

Juve Stabia (3-5-2): Confente, Ruggero, Bellich, Zeroli, Piscopo, Carissoni, Candellone, Correia, Giorgini, Maistro, Leone. A disp.: Signorini, Boer, Burnete Catalin, Pierobon, Varnier, Dalle Mura, Baldi, Ciammaglichella, Dos Santos, Mannini, Cacciamani, Mosti. All. I. Abate.

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BARI, 25 CONVOCATI PER LA SFIDA ALLA JUVE STABIA

PORTIERI: 1.PISSARDO, 12.MARFELLA, 31.CEROFOLINI

DIFENSORI: 3.BURGIO, 13.MERONI, 15.KASSAMA, 24.DICKMANN, 25.PUCINO, 30.MANE, 37.STABILE, 43.NIKOLAOU, 51.CISTANA, 93.DORVAL

CENTROCAMPISTI: 8.PAGANO, 16.ANTONUCCI, 18.MAGGIORE, 27.BRAUNODER, 29.VERRETH, 32.COLANGIULI

ATTACCANTI: 9.GYTKJAER,  10.BELLOMO, 11.MONCINI, 17.RAO, 49.DE PIERI, 99.CERRI

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BARI-JUVE STABIA, LE PROBABILI FORMAZIONI

Bari-Juve Stabia

BARI (3-4-2-1): 31 Cerofolini, 51 Cistana, 25 Pucino, 37 Stabile, 30 Mane, 29 Verreth, 27 Braunoder, 24 Dickmann; 18 Maggiore, 8 Pagano; 9 Gytkjaer. A disp.: 1 Pissardo, 3 Burgio, 93 Dorval, 10 Bellomo, 11 Moncini, 13 Meroni, 15 Kassama, 49 De Pieri, 16 Antonucci, 17 Rao, 32 Colangiuli, 43 Nikolaou, 99 Cerri. All. V. Vivarini.

JUVE STABIA (3-5-2): 1 Confente, 4 Ruggero, 33 Giorgini, 6 Bellich; 24 Carissoni, 55 Leone, 98 Mosti, 29 Correia, 77 Cacciamani; 37 Maistro, 27 Candellone. A disp. 16 Signorini, 23 Boer, 15 Baldi, 76 Mannini, 13 Varnier, 10 Pierobon, 8 Zeroli, 17 Ciammaglichella, 11 Piscopo, 14 Dalle Mura, 9 Gabrielloni, 70 Luz Dos Santos.
All: Abate.

ARBITRO: Di Marco di Ciampino.

DOVE VEDERLA: Dazn, LaB Channel.

 

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“BARI, VINCERE SAREBBE VITALE”: LA SFIDA ALLA JUVE STABIA PASSA DAL CORAGGIO E DALLA FIDUCIA DI VIVARINI

BARI – Alla vigilia del giro di boa, Vincenzo Vivarini si presenta davanti ai microfoni come un uomo consapevole di affrontare una notte che pesa ben più della semplice somma dei punti. Bari-Juve Stabia non è un appuntamento qualsiasi: arriva nel mezzo di una tempesta tecnica, umorale e di classifica. Con una squadra che ha smarrito fluidità e risultati, l’allenatore prova a riaccendere una brace che sembra essersi quasi spenta.

Lo stadio San Nicola si prepara a essere il crocevia della stagione. Qui il Bari è chiamato a scrollarsi di dosso paure, paralisi e zavorre. Vivarini continua a declinare il vocabolario che ritiene imprescindibile: compattezza, fame, slancio. Dall’allenatore si attende anche un segnale chiaro nelle scelte, soprattutto con Stabile che scalpita all’orizzonte e con qualche esclusione pesante pronta a scuotere lo spogliatoio. Il messaggio è inequivocabile: chi entra, deve farlo per cambiare la partita, senza distrazioni né alibi.
“E’ un periodo importante per tanti aspetti – attacca il tecnico -. Ci vuole il risultato. Dobbiamo essere bravi a vincere una partita per continuare la crescita. La squadra è viva, lavora bene e con impegno. Soprattutto, adesso ha trovato anche un certo equilibrio e modo di stare in campo. Questo mi fa ben sperare. Adesso siamo competitivi e ci vuole anche un pizzico di fortuna. Siamo sulla strada giusta. Più passa il tempo e più la squadra ne prende convinzione. Vincere sarebbe vitale”.

La settimana, pur senza scossoni di mercato, ha restituito un Vivarini più disteso e meno logorato:
“La preoccupazione non è solo mia. Appartiene a tutti. Si sta facendo di tutto per cercare di togliere dei pensieri. Il mercato sta offrendo veramente pochissimo. Il direttore non dorme la notte per monitorare le squadre di A e B, per vedere i giocatori in uscita che possano fare al caso nostro. Di sicuro, il presidente ha dato grande disponibilità per eliminare la preoccupazione”.

Sarà il campo a giudicare: la formazione nasce dal sudore dei giorni precedenti, non dal passato.
“Molti ragazzi non sono riusciti ad esprimere le proprie qualità. Il mio compito è osservare la crescita di tante individualità. Un po’ di quella preoccupazione mi sta passando proprio in funzione di questo, pur non avendo il supporto del risultato. Guardo soprattutto quello che i giocatori hanno nella testa. Su quanto si fa in campo vedo molta più chiarezza. A Carrara, per esempio, abbiamo mantenuto il campo senza scappare all’indietro. Oltre al fatto che i ragazzi adesso sbagliano poco anche durante l’allenamento. Di conseguenza, le scelte diventano più difficili. Conta vedere chi ha la testa giusta, chi è disponibile per il lavoro che stiamo facendo. Anche in funzione della partita contro la Juve Stabia”.

Fiducia crescente anche nei profili più acerbi, chiamati ora a diventare risorse concrete:
“Aggiungo anche Kassama – precisa -. E aspetto pure Rao. Sono ragazzi con valori fisici, esuberanza. La loro energia ci dà forza. Mané garantisce chilometri ad alta velocità. Deve migliorare la qualità. I giovani sono il futuro e io ci credo”.

Anche il match d’andata torna utile a misurare passi avanti e zavorre da eliminare:
“All’andata – aggiunge Vivarini riferendosi al match di Castellammare – giocammo bene in fase di non possesso, sapendo bene il gioco della Juve Stabia. Anche contro l’Avellino avremmo potuto vincere, giocandocela a tutto campo. Ci sono degli step da salire. Con una vittoria acquisiremmo sicurezza e padronanza della palla, potremmo svoltare. Mi aspetto la capacità di cambiare marcia”.

La probabile assenza di Castrovilli apre scenari tattici alternativi, compresa la doppia punta, per scuotere una fase offensiva spenta.
“In settimana ci siamo concentrati sulla carenza avuta contro la Carrarese, sulla fase di sviluppo. Ci è mancata la ricerca della profondità, pur creando delle situazioni per fare gol. Nella fase offensiva ci aspettiamo qualcosa in più. Sempre valutando le caratteristiche degli uomini a disposizione. Cambieremo qualcosa, ma sempre nell’ottica di guadagnare campo ed essere performanti nella fase di chiusura dell’azione”.

Poi un passaggio che sembra cucirgli addosso la partita come una sfida personale:
“Le vittorie non arrivano per caso – insiste -. In questo momento sono concentrato sul lavoro per ottenere il massimo dai ragazzi a disposizione. Sono ottimista. C’è anche un bel legame con la squadra. Sono molto fiducioso”.

Si rivede Dorval, anche se non ancora al cento per cento, mentre lo spogliatoio deve riprendersi attraverso le prestazioni.
“Ha trascorso un periodo in Nazionale, ma si è allenato poco. Lo vedo vivo e determinato. Ma a livello atletico, c’è un punto interrogativo. Vedremo come gestirlo”.

La realtà, però, racconta anche contraccolpi e assenze: Moncini e Dickmann non stanno bene, Partipilo è fuori dalle rotazioni.
“Moncini e Dickmann hanno svolto un allenamento a parte. Hanno dei fastidi che andranno valutati. Moncini al quadricipite. Dickmann accusa un leggero fastidio al polpaccio. Partipilo? E’ un discorso di lista e di scelte”.

La partita di sabato, allora, diventa una chiamata collettiva alla responsabilità.
“Non possiamo dire di stare tranquilli. La squadra ne è consapevole. Tocca a noi allontanare le avversità. Cistana ha già dimostrato di saper giocare. Stabile e De Pieri sono giovani bravi, di alto livello. Tra chi c’era, nessuno ha chiesto di essere ceduto”.

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IL CALCIO CHE CI PIACE TORNA IN DIRETTA PER FESTEGGIARE I 118 ANNI DEL BARI

Marcello Mancino festeggia un traguardo enorme: dopo aver toccato quota mille puntate con il suo format, torna questa sera in diretta alle 21 sulla pagina Facebook Il calcio che ci piace. Dallo studio televisivo di Giemme Editore al Baricentro di Casamassima, con la regia di RC Editing, va in onda la quattordicesima puntata della stagione 2025/26, sedicesimo anno di vita del programma. C’è anche una piccola sorpresa: nel set è arrivato un vero calciobalilla, pronto a diventare nuovo protagonista.

La serata profuma di festa: il Bari compie 118 anni e, nonostante il periodo complicatissimo e la sfida decisiva di sabato contro la Juve Stabia, Mancino e i suoi ospiti accenderanno il dibattito attorno al momento biancorosso. In studio ci saranno il giornalista di Love Fm Umberto De Giosa e Mirko Milella, titolare di TodoCafé, oltre a una presenza speciale: per la prima volta a Il calcio che ci piace partecipa l’allenatore Walter Novellino. Come sempre, spazio anche all’angolo di calciomercato con l’avvocato e giornalista Orazio Petruzzi.

La puntata vive anche grazie al supporto dei partner che credono nel progetto: Emmegi, Fuochi, Todo Café, Gran Pasticceria Bar Moderno, My Car, Arechi Café, Faq Fashion Store e altri ancora. Dietro le quinte, il lavoro del team è costante: Mirko Ambrosi cura le animazioni, Christian Tartarino gestisce condivisioni ed Rvm, Antonio Fanelli segue l’app dedicata, Luca Primiceri si occupa delle slide, con il supporto della testata Sportale e delle community Barinrete, Supporter Ssc Bari e Mondo Biancorosso.

L’invito è chiaro: collegatevi numerosi, perché il calcio che ci piace continua a raccontare la passione biancorossa mille—anzi mille e una—volta ancora.

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BARI, LE INIZIATIVE DEI CLUB PER I 118 ANNI DI STORIA

Per i 118 anni del Bari calcio è previsto un ricco programma di eventi promosso da CasaBari e dai partner coinvolti. Le attività cominceranno alle 16.30 con la presentazione del calendario 2026 CasaBari, alla presenza del vicedirettore sportivo Valerio Di Cesare che parteciperà per una sessione di firmacopie. Alle 17.00 è in programma l’annuncio di un accordo solidale tra UNICEF e CasaBari, con intervento della presidente UNICEF Bari Emanuela Lassandro.

Alle 17.30 sarà illustrato il progetto ASD Bari 93 con gli ospiti Alfonso Cacciapuoti, Max Tangorra e Michele Andrisani. Alle 18.30 seguirà la presentazione del libro “Il sole del Bari”, guidata da Massimo Longo e con la partecipazione dell’autore Gianpiero Spinelli.

Alle 19.30 riflettori puntati sul fumetto “La favola dei Galletti Biancorossi”, nato da un’idea di CasaBari, scritto da Vito Ladisa e pubblicato da Gelso Rosso, con moderazione di Michele Salomone.

La giornata culminerà alle 20.30 con il taglio della torta “La Bari siamo noi” e l’apposizione della targa celebrativa in via Roberto da Bari.

Durante tutta la durata della manifestazione sarà possibile visitare le opere dell’artista Vito Ladisa, ammirare l’esposizione delle maglie storiche del Bari e dei trofei della società biancorossa. Organizzano e sostengono l’iniziativa CasaBari, ASD Bari 93, La Bari Siamo Noi, Mongolfiera Japigia e Bariblu.