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BARI, LE 72 ORE DELLA VERITÀ: TRA CONCESSIONE DEL SAN NICOLA, RISCHIO ECCELLENZA E FUTURO DEL CLUB

di Pierpaolo Paterno

Le prossime 72 ore potrebbero rappresentare uno dei passaggi più delicati della storia recente del Bari. Sul tavolo non c’è soltanto il rapporto ormai logoro tra l’amministrazione comunale e la famiglia De Laurentiis, ma il futuro stesso della società biancorossa, la permanenza nel calcio professionistico e le conseguenze economiche che eventuali decisioni potrebbero produrre per la città.

La vicenda ruota attorno alla concessione dello stadio Stadio San Nicola, passaggio indispensabile per consentire alla società di completare gli adempimenti necessari all’iscrizione al prossimo campionato di Serie C.

Scenario 1: il braccio di ferro prosegue

La prima ipotesi è quella di un mancato accordo tra il sindaco Vito Leccese e la famiglia De Laurentiis entro i tempi utili.

In questo caso il rischio concreto sarebbe quello di non arrivare alla definizione della concessione entro le scadenze previste. Le conseguenze sportive potrebbero essere estremamente pesanti, fino a compromettere la partecipazione del Bari al prossimo campionato professionistico.

Un’eventuale esclusione dalla Serie C aprirebbe scenari difficilmente prevedibili. Per mantenere il calcio cittadino in una categoria superiore all’Eccellenza sarebbe necessario individuare in tempi rapidissimi una soluzione alternativa, attraverso imprenditori interessati a rilevare un diverso titolo sportivo. Una strada complessa e tutt’altro che scontata.

A ciò si aggiungerebbe il capitolo legale. Il bando predisposto dal Comune ha registrato un solo partecipante, ovvero la società riconducibile alla famiglia De Laurentiis. Proprio per questo un eventuale mancato perfezionamento dell’iter potrebbe sfociare in un contenzioso tra le parti, con richieste risarcitorie che rischierebbero di protrarsi per anni.

Sarebbe poi inevitabile aprire una riflessione sul futuro del San Nicola. Senza una concessione pluriennale e senza una gestione privata dell’impianto, il peso economico della manutenzione ordinaria e straordinaria tornerebbe integralmente sulle spalle dell’amministrazione comunale. Si tratta di costi significativi che incidono da anni sui conti pubblici.

Scenario 2: concessione nei tempi previsti

La seconda strada è quella del rispetto integrale delle tempistiche previste dal bando, con la firma della concessione e il conseguente completamento dell’iscrizione del Bari alla Serie C.

Questa soluzione garantirebbe innanzitutto la continuità sportiva del club e metterebbe al riparo la città dai rischi derivanti da una lunga controversia giudiziaria.

Naturalmente non risolverebbe il malcontento della tifoseria nei confronti della proprietà. La contestazione nei confronti dei De Laurentiis resterebbe infatti immutata, così come il desiderio di molti sostenitori di arrivare, nel medio periodo, a un cambio di proprietà.

Tuttavia consentirebbe di affrontare il futuro partendo da una base certa: una squadra iscritta al campionato professionistico, uno stadio affidato in gestione e un orizzonte temporale utile per cercare eventuali investitori interessati al club.

La preoccupazione che accomuna tutti

Al di là delle posizioni politiche e delle opinioni sulla proprietà, esiste un elemento che accomuna gran parte dell’ambiente biancorosso: la consapevolezza che una caduta nei dilettanti rappresenterebbe un ridimensionamento enorme per il calcio barese.

Molti tifosi ritengono che la conclusione dell’esperienza dei De Laurentiis sia ormai auspicabile. Al tempo stesso, però, è difficile ignorare l’impatto che avrebbe un ritorno in Eccellenza sul prestigio della piazza, sull’interesse mediatico, sugli sponsor e sull’intero indotto che ruota attorno al Bari.

La differenza tra raccontare un campionato professionistico e seguire una realtà dilettantistica non riguarda soltanto l’aspetto sportivo, ma anche la capacità del club di attrarre investimenti, attenzione nazionale e progettualità di lungo periodo.

Il conto alla rovescia

Le prossime ore saranno quindi decisive. Da una parte c’è la volontà dell’amministrazione comunale di ottenere garanzie sul futuro del club; dall’altra la necessità di rispettare procedure e scadenze che appaiono ormai molto vicine.

Qualunque sarà la decisione finale, il punto centrale resta uno: evitare che a pagare il prezzo di uno scontro istituzionale siano il Bari, i suoi tifosi e la città. Perché oltre le contrapposizioni e le legittime rivendicazioni delle parti, in gioco c’è il futuro di una delle piazze calcistiche più importanti del Mezzogiorno.

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