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BARI SENZA IDENTITÀ, LONGO ALZA LA VOCE: DIVENTARE UNA SQUADRA O ELIMINATI DALLA LOTTA

BARI – Lucido e analitico, Moreno Longo approfondisce lo stato presente del Bari che – da penultimo della classe – sabato farà visita al Padova. Un altro passaggio chiave per sperare in una svolta mai arrivata dopo 25 partite in cui i biancorossi sembrano aver perso la bussola che conduce alla salvezza. La sfida dell’Euganeo mette il tecnico e i Galetti di fronte al solito bivio tra morte e sopravvivenza. Con la speranza di trovare l’ossigeno per affrontare la prima delle ultime tredici battaglie con lo spirito di chi ha ancora voglia e forze per non arrendersi: “Spero che la squadra abbia sofferto e sia stata male per la sconfitta col Sudtirol – attacca -. Solo patendola e provando dolore, riesci dopo ad avere una reazione. Quello che mi aspetto è che i calciatori l’abbiano patita per trasformare quel dolore in un altro tipo di prestazione”.

La soluzione proposta al gruppo: “Non possiamo mollare di un centimetro, anche quando si vede tutto nero. Si dà il Bari già per retrocesso, senza speranze. Dobbiamo invece persistere e perseverare. I playout sono a meno due. La salvezza a quattro. Serve trovare le forze per centrare l’obiettivo. Mi focalizzo per far diventare il Bari una squadra. Perché non lo è. Cerco equilibri tattici e di spogliatoio. Devo formare una squadra. Siamo un gruppo senza identità precisa, in cui tutti pensano allo stesso modo. Quando in campo si pensa singolarmente, arriva la sensazione di disgregazione. E tempo non ce n’è”.

Longo non è a Bari per un pezzo di carta: “Non mollo nelle problematiche per la mia testardaggine di voler cambiare le cose. Prendersi le responsabilità è sempre la strada giusta. Fare un passo indietro significa lavarsene le mani. E io non voglio. Mi sento tutto addosso”. Come si prepara la sfida al Padova: “Curiamo ogni aspetto. Mentale e tecnico-tattico. Ai ragazzi chiedo di metterci un pezzettino di proprio. Il nostro tutto non basta. Bisogna mettere in campo anche le letture singole delle situazioni, dove non ci sono altri che possono gestire. Ci sono dinamiche in cui il calciatore deve prendersi delle responsabilità. Non va bene il compitino”. Sembra che nella squadra manchino dei leader: “Inutile elencare oggi quello che manca. La fascia di capitano a Dorval? Era quello con più militanza. La fascia da capitano non è fondamentale per esprimere la leadership. Ognuno può essere capitano con le proprie caratteristiche. Quello che conta è chi aiuta la squadra in qualsiasi modo. Dalla prossima partita cambieremo”.

“Quando non hai una identità precisa, ricerchi equilibrio nelle due fasi. Altrimenti, la coperta sembra corta. Ribadisco, prima di tutto devi diventare una squadra. Si deve entrare in campo con una solidità mentale diversa. Poi, parliamo del resto”, continua Longo. La scelta dei giocatori da mandare in campo prescinde dalle qualità tecniche. Conta altro, magari già da Padova: “Non guardo carte d’identità o curriculum. Metto dentro chi mi dà delle sensazioni in settimana. Anche se non basta. Quello che diciamo non conta più. Vale quello che facciamo. Fosse per me, eviterei di fare conferenze stampa. Non vendo fumo e pensieri. Lascerei solo più spazio a ciò che c’è da fare”. Il mercato non ha portato quanto era nelle aspettative: “A fine gennaio, o si incastra tutto subito o fatichi a trovare l’equilibrio quando cambi così tanto. I nuovi stanno cercando di integrarsi in fretta. Si nota la loro diversità. Il gruppo storico deve darci una mano importante, fare il cambiamento per essere competitivi nei 90 minuti”. Sono cambiati tre allenatori e tanti giocatori. Ma i risultati restano gli stessi. L’aspetto della personalità e dell’esperienza incide: “La valutazione ci può stare se non cambia troppo gli equilibri di una partita. Tutto deve avere una logica, come un fuori ruolo per un approccio più solido. Però, servono le caratteristiche per fare certe cose per non compromettere la fisionomia di gioco. A volte serve l’esperienza. Altre la spensieratezza del più giovane. Due combinazioni da integrare”.

C’è un piano salvezza? “In questo momento, no. Ora conta solo la prossima partita di Padova. Guardiamo solo l’immediato. Non serve fare tabelle di marcia”. La convivenza di Moncini e Gytkjaer è fattibile? “Possono trovare il modo di coesistere. Vanno fatte delle scelte, per mettere in campo anche gli altri nelle posizioni giuste per esprimersi meglio. Con le due punte, ad esempio, Rao dovrebbe lavorare con due punte. Non si può giocare sempre con due attaccanti”.

Pesano anche la scarsa condizione atletica e l’anemia offensiva: “Quando metti dentro undici nuovi giocatori e cambi tre allenatori – conclude Longo – rende logico il fatto di non essere squadra. Non veniamo neanche da un mese normale. Ma di tanti turni infrasettimanali, a fronte di una decina di allenamenti pieni. Questa è la vera difficoltà. Sapevo di ritrovarmi in questa dinamica. Il centrocampo a tre? Un’opportunità da valutare nell’ottica di far giocare due attaccanti e senza trequartista. Ma non mi fossilizzerei su questo. Quanto sul mettere dentro i mattoni per alzare il livello della prestazione e portare verso il risultato con una percentuale più alta. Il Padova ha una forte identità, viene da un campionato vinto e gioca a memoria. Non ha individualità di spicco, ma è un insieme di giocatori che funziona. La B non è solo curriculum. Sappiamo che partita ci aspetta. Loro vorranno eliminarci dalla lotta”.

 

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VERSO PADOVA, IL BARI ACCELERA LA PREPARAZIONE: LAVORO TATTICO E PROVE D’ATTACCO

Prosegue senza sosta il programma di avvicinamento del Bari alla trasferta contro il Padova allenato da Matteo Andreoletti. Il match è in calendario sabato 21 febbraio alle ore 15:00 sul campo dello Stadio Euganeo. Quella odierna ha rappresentato la terza sessione settimanale per i biancorossi, impegnati in un pomeriggio di lavoro iniziato con l’analisi video. Successivamente la squadra si è trasferita sul terreno di gioco dello stadio, dove ha svolto l’allenamento sotto un timido sole invernale. La seduta si è aperta con una fase di attivazione fisica a intensità progressiva, per poi concentrarsi su esercitazioni tattiche a campo intero. Nella parte conclusiva, l’attenzione si è spostata sulle soluzioni offensive, con prove mirate alla costruzione dell’azione e alla finalizzazione in porta.

Il programma proseguirà domani con un nuovo allenamento previsto in mattinata, un altro passo nel percorso di preparazione in vista di una trasferta che assume un peso rilevante per il momento della stagione. Alle 14, la conferenza stampa di presentazione di Moreno Longo

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PADOVA-BARI, BIGLIETTI DISPONIBILI PER IL SETTORE OSPITI: DOPO LA CONTESTAZIONE, QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEI TIFOSI BARESI?

Il Calcio Padova apre ufficialmente la vendita dei biglietti per la sfida contro il SSC Bari, in programma sabato 21 febbraio alle ore 15 allo Stadio Euganeo e valida per la 26ª giornata di Serie BKT. I tagliandi sono disponibili da questo pomeriggio fino alle 19 di venerdì sul circuito VivaTicket, sia online che nei punti vendita autorizzati. Per il settore ospiti, la Curva Nord, sono stati riservati 1.500 posti al prezzo di 22 euro più diritti di prevendita, senza obbligo di fidelity card. Previsto inoltre l’ingresso gratuito per i bambini sotto i tre anni, previa richiesta alla società biancoscudata entro i termini stabiliti.

La notizia arriva in un momento delicatissimo per il popolo biancorosso. La ferita aperta dalla sconfitta interna contro il Südtirol brucia ancora, così come la durissima contestazione esplosa sugli spalti e fuori del Stadio San Nicola al termine di una prestazione che ha fatto precipitare la squadra in una crisi sempre più profonda. Fischi, cori e accuse hanno certificato una frattura evidente tra squadra e tifoseria, esasperata da risultati che alimentano il timore concreto di una caduta in serie C.

Resta ora da capire quale sarà la risposta dei sostenitori baresi. La trasferta di Padova rappresenta un banco di prova non solo per la squadra, ma anche per una tifoseria divisa tra rabbia e senso di appartenenza. La pazienza sembra ormai esaurita, ma proprio nei momenti più difficili il popolo biancorosso ha spesso dimostrato di saper trasformare la delusione in presenza. L’Euganeo dirà se prevarrà la protesta o l’ultimo tentativo di spingere una squadra sull’orlo del baratro.

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LO SFOGO DEGLI ULTRAS A LONGO E DI CESARE: SIAMO STANCHI, SALVATE LA DIGNITA’ E ANDATE VIA

Riportiamo alcuni stralci del confronto tra gli Ultras del Bari con Moreno Longo e Valerio Di Cesare, in coda alla serata di contestazione fuori dal San Nicola dopo l’ennesima sconfitta del Bari maturata ieri contro il Sudtirol. A prendere la parola, a nome di tutta la Curva Nord, il capo ultras Mimmo “Il Poeta”: “Chi non è adatto per la piazza, può andare a fare in c… Perché i soci arrivano. I soldi arrivano. Noi ci mettiamo la faccia. Ci prendiamo i problemi, facciamo chilometri. Ma pretendiamo rispetto. Noi vogliamo rispetto. Se hanno deciso di andare in serie C, ok. Ma si scende con dignità. Invece, stiamo facendo vomitare. Mi aspetto che sia il presidente a metterci la faccia. Che vi venga a dire di aver sbagliato la campagna acquisti. Che ci chiede compattezza e unione d’intenti. Invece, manda allenatore e ds avanti. E’ andato via all’80’. Non funziona così. Questa gente ha rotto i cogl…., deve andare via. Non è più gradita a Bari”.

“Prima del 2-0 – le parole rivolte a Longo – la squadra avrebbe dovuto giocare. Cosa manca? Noi ci siamo. Veniamo in trasferta. Adesso basta. Faccia giocare i ragazzini. Li sosterremmo. Questi pezzi di m…prendono i soldi. Basta con questi ritornelli del dobbiamo lavorare. Qua basta una miccia. Siamo fortunati che le altre squadre perdono. Basta poco, ma quel poco neanche c’è. I giocatori sono impauriti. Questa è una città che vive di pallone. Che c… gli manca? Mancano le palle. Noi ce le abbiamo e si sono rotte. Siamo stanchi. Se non ci sono le condizioni per andare avanti, date le dimissioni. Così la gente vi applaudisce. Dimostrate che ci tenere. Salvate almeno la dignità. Dopo la macchia di quest’anno – continua verso Longo – lei non allenerà più. Dove pensa di andare?”.

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BARI NEL BARATRO, LONGO NON SI ARRENDE: NON ALZO BANDIERA BIANCA, FA MOLTO MALE

Moreno Longo arriva davanti ai microfoni con un’espressione segnata, quasi svuotata. Il tono è basso, lo sguardo tradisce la consapevolezza del momento. Accanto a lui siede Valerio Di Cesare, presenza silenziosa ma significativa. Il direttore sportivo ascolta senza intervenire, osserva, lascia che sia il tecnico ad assumersi il peso delle responsabilità.

“Della partita c’è poco da dire – attacca Longo – se non scusarsi per la prestazione non in linea con le aspettative”. Non cerca attenuanti, non prova a spostare l’attenzione altrove. È una presa di posizione netta, severa, che certifica la gravità della situazione. Il Bari non offre risposte, non mostra reazione, si spegne sotto il peso delle proprie paure. La squadra appare incapace di opporsi al proprio destino, prigioniera di una fragilità che emerge con brutalità.

“Speravo di toccare le corde giuste della squadra. Devi avere la forza di ripartire. Capisco lo scoramento. Molti ci vedono morti. Dobbiamo avere la forza di non mollare”. Le parole raccontano il tentativo, finora vano, di riaccendere una scintilla. Longo prova a entrare nella mente dei suoi giocatori, a scuoterli, a restituire loro fiducia. Ma la realtà è più dura. Il campo restituisce una squadra smarrita, incapace di reagire alle difficoltà. Eppure, il tecnico non si arrende. “Siamo a due punti dai playout e a quattro dalla salvezza. Finché la matematica non ci condanna, dobbiamo lottare e trovare il modo per risolvere la situazione. Non abbiamo altre strade. Non possiamo fare altrimenti. Io non alzo bandiera bianca. Non è nel mio dna”.

È una dichiarazione di orgoglio, ma anche un atto di resistenza. Perché ciò che emerge con chiarezza è il senso di smarrimento che avvolge il gruppo. “Se guardiamo la prestazione è giusto non vedere la luce in fondo al tunnel”. È una frase che pesa, che descrive una realtà dura da accettare. Il Bari perde consistenza, perde convinzione, perde la capacità di opporsi agli eventi.

Longo si aggrappa alla propria esperienza per tenere viva la speranza. “Nel calcio ne ho viste di tutti i colori. Non mi spaventa nulla. Ho visto ribaltare anche situazioni impensabili. Dobbiamo perseverare imperterriti per il cambio di rotta”. È il tentativo di opporre la forza della volontà a una realtà che sembra scivolare via.

Il discorso si sposta poi sulle lacune strutturali. “Condivido, ma parlare ancora di quello che poteva essere può diventare fuorviante. Abbiamo provato con tanti altri giocatori. Alcuni non sono voluti venire. Quello che è stato fatto è stato fatto”. È una presa d’atto amara. Il Bari si presenta incompleto, vulnerabile, incapace di reggere l’urto delle difficoltà. Le scelte, le occasioni mancate, le trattative sfumate pesano oggi come macigni.

Ma il nodo più profondo è mentale. “Siamo i primi a volere cambiare le cose. Da noi è lavoro. E’ uno dei problemi che abbiamo. Nel secondo tempo di oggi, siamo usciti praticamente dal campo”. È una confessione durissima. Non è solo una questione tecnica, ma una resa psicologica. Il Bari si dissolve, smette di lottare, perde la propria identità. “Mi chiedo se il problema sia più tecnico o mentale”. È una domanda che riflette tutta l’incertezza del momento.

Il dolore del tecnico è autentico, evidente. “E’ un dispiacere sapere che i tifosi sono delusi. Mi spiace per la contestazione dei tifosi. Ma dei nostri tifosi abbiamo bisogno. Mi auguro di essere bravo io e i giocatori a riavvicinarli”. È il riconoscimento di una frattura profonda con la città, di una fiducia che si sgretola partita dopo partita. “Mi fa estremamente male trovarmi in questa situazione. Provo anche un dolore fisico. Non è una passeggiata. Ho una responsabilità enorme. Fa molto male”.

Sono parole che non nascondono nulla. Raccontano il peso di una responsabilità che schiaccia, la solitudine di chi resta al comando mentre tutto vacilla. Anche le scelte tecniche diventano oggetto di discussione. “Possono anche essere sbagliate, ma c’è sempre un ragionamento dietro”. È la difesa di una coerenza che però il campo non premia.

Il Bari resta sospeso in una dimensione fragile, senza certezze, senza appigli. Longo non si tira indietro, non arretra, non rinuncia. Ma la realtà resta impietosa. Il tempo scorre, e ogni partita che passa rende il confine tra speranza e caduta sempre più sottile.

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BARI, LA CONTESTAZIONE A FINE GARA: TIFOSI ORMAI STANCHI E DELUSI

La formazione guidata da Moreno Longo abbandona il terreno dello Stadio San Nicola con addosso il fardello di un’intera città. I giocatori si trascinano verso gli spogliatoi con il capo chino, lo sguardo vuoto e la piena consapevolezza che questo passo falso rischia di segnare uno spartiacque drammatico nella stagione. Sugli spalti, la delusione si trasforma rapidamente in rabbia. Dalla Tribuna Ovest si alza una protesta feroce, fatta di cori carichi di rancore, grida e pesanti contestazioni. Nessuno viene risparmiato. Nel mirino finiscono i dirigenti presenti, ma anche tutto ciò che incarna un’annata che, partita tra ambizioni e aspettative, si sta progressivamente sgretolando.

Il momento più delicato si verifica quando alcuni sostenitori riescono a sfondare il vetro divisorio che separa la Curva Nord dalla Tribuna Ovest. Il rumore della lastra che si frantuma risuona come un simbolo della frattura ormai evidente tra squadra e tifoseria. Non si tratta più di semplice dissenso. È un’esplosione di frustrazione, un segnale evidente di un malessere profondo. Alcuni ultras si muovono con decisione verso le zone interne dell’impianto, con l’intenzione di arrivare fino a Valerio Di Cesare, figura che in passato rappresentava un punto di riferimento e che oggi non incarna più quel ruolo agli occhi della tifoseria, né come dirigente né come simbolo.

La tensione si propaga rapidamente anche nelle aree circostanti. Alcuni gruppi si dirigono verso il piano terra, puntando la zona dello store ufficiale e gli accessi agli spogliatoi. Altri percorrono i corridoi esterni fino a raggiungere la porta numero 1, l’ingresso che conduce alla sala stampa. L’atmosfera è carica di nervosismo. Si sentono colpi improvvisi, bottiglie che si infrangono al suolo, oggetti scagliati con rabbia. È il suono di una tifoseria ferita, consapevole della gravità della situazione e timorosa di assistere a un epilogo ancora più amaro.

Con il trascorrere dei minuti, il fulcro della protesta si sposta all’esterno dell’impianto, in prossimità della porta 8, il punto da cui abitualmente i calciatori lasciano lo stadio. Qui si concentra un gruppo numeroso di tifosi, in attesa, sospeso tra indignazione e sconforto. Le forze dell’ordine presidiano con attenzione ogni varco, schierate nei punti più sensibili per garantire la sicurezza. La loro presenza, imponente ma controllata, risulta determinante per evitare che la situazione sfugga di mano.

Non si verificano aggressioni fisiche. Viene segnalato soltanto il lancio di un fumogeno verso uno degli sky box, episodio isolato ma emblematico del clima incandescente. Dopo circa trenta minuti, la pressione comincia lentamente a diminuire. Restano i danni materiali, ma soprattutto permane un senso diffuso di amarezza e disillusione. È l’immagine di una frattura profonda, di una squadra smarrita e di una tifoseria che non riconosce più se stessa nella stagione che sta vivendo.

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BARI NEL BARATRO: SCONFITTA VERGOGNOSA, SERIE C A UN PASSO TRA AUTOGOL E FALLIMENTO TOTALE

Bari-Sudtirol 1-2

BARI (3-4-2-1): Cerofolini, Cistana, Odenthal, Mantovani (1’ st Rao), Mane, Braunoder, Traore (24’ st Artioli), Dorval (c), Cavuoti (35’ st Esteves), Piscopo (1’ st Moncini), Çuni (24’ st Gytkjaer). A disp.: Pissardo, Burgio, Pagano, Bellomo, Moncini, Rao, Maggiore, Pucino, Stabile. All. M. Longo.

SUDTIROL (3-5-2): Adamonis, Pecorino (36’ st Tonin), Casiraghi (c), Tronchin (12’ st Frigerio), Davi S., Kofler, Veseli, Molina (25’ st F. Davi), Crnigoj (1’ st Tait), El Kaouakibi, Verdi (1’ st Merkaj). A disp.: Borra, Cragno, Bordon, Mancini, Zedadka, Tonin, Sabatini, Brik. All. F. Castori.

ARBITRO: Massimi di Termoli.

RETI: 3’ st Merkaj; 30’ st (aut.) Mane; 35’ st Rao.

NOTE: Rec. 2’ pt. e 5’ st.

di Pierpaolo Paterno

BARI – Terza sconfitta nelle ultime quattro partite. Un Bari che è un vuoto a perdere si arrende anche al Sudtirol, nel secondo match consecutivo interno dopo lo scialbo pareggio infrasettimanale con lo Spezia e a seguire gli stop rimediati contro Palermo e Mantova. Un ruolino di marcia che inchioda i biancorossi al penultimo posto in classifica lasciando intravedere all’orizzonte una buona fetta di serie C. Il 2-1 del Sudtirol matura nel corso della ripresa. Merkaj ed un autogol di Mane decidono un match in parte rivitalizzato da un’azione personale di Rao. Difficile l’analisi della prova barese, di una pochezza tecnica disarmante. Di sicuro, degna della posizione in graduatoria e di un campionato indecente da tutti i punti di vista. A meno tredici dalla fine, probabile che si vada incontro ad uno stillicidio amaro in attesa di ufficializzare il verdetto più triste ma legittimato da una conduzione gestionale dilettantistica e approssimativa da parte di proprietà e dirigenti.

LA FORMAZIONE – Il Bari si presenta con un 3-4-2-1 che riflette chiaramente le intenzioni di Moreno Longo, orientate a trovare equilibrio senza rinunciare alla presenza offensiva. Davanti a Cerofolini, la difesa a tre formata da Mantovani, Cistana e Odenthal offre una combinazione di fisicità e capacità di impostazione. Cistana agisce da perno centrale, guidando la linea e gestendo l’uscita del pallone, mentre i due braccetti hanno il compito di accorciare sugli avversari e accompagnare la costruzione.

Sugli esterni si gioca una parte importante della partita. Mane a destra e Dorval a sinistra sono chiamati a garantire corsa continua, copertura e spinta, trasformando il sistema in una linea a cinque in fase difensiva e in una struttura più offensiva quando il Bari attacca. In mezzo al campo, la coppia composta da Braunoder e Traorè unisce ordine e dinamismo: il primo assicura posizione e gestione, il secondo aggiunge energia, recupero e inserimenti.

Sulla trequarti, Cavuoti e Piscopo rappresentano il collegamento tra centrocampo e attacco. Entrambi hanno libertà di movimento per trovare spazio tra le linee, creare superiorità numerica e servire palloni giocabili alla punta. Tutto il peso offensivo ricade su Çuni, riferimento centrale che deve proteggere il pallone, far salire la squadra e soprattutto farsi trovare pronto in area.

Assetto pensato per dare maggiore supporto alla manovra offensiva senza perdere compattezza. La presenza di due trequartisti alle spalle dell’unica punta indica la volontà di aumentare la qualità negli ultimi metri, uno degli aspetti su cui il Bari è chiamato a crescere per rendere più incisiva la propria azione.

LA PARTITA- Mantovani su Verdi. Cistana su Pecorino. Queste le marcature iniziali. E’ un Bari contratto e timoroso, spesso ripiegato nella propria metà campo. Dopo una lunga astinenza, al minuto 27, dopo una ripartenza Cuni cerca di potenza il primo palo. Palla fuori. Impreciso anche il colpo di testa di Odenthal dall’angolo di Dorval. Sul fronte opposto, occasione aerea per Pecorino dimenticato da Mantovani. E’ un Bari senza personalità e con grossi limiti tecnici. Difficile trovare la strada per pensare di cambiare il corso degli eventi.

Nel secondo tempo si cambia. Fuori Mantovani, dentro Rao. Out anche Piscopo per Moncini. Ora è 4-2-4. Ma i cambi giusti li azzecca quella vecchia volpe…di Castori. Casiraghi si allarga sulla sinistra su assist di Tait. Miracolo Cerofolini in prima battuta, ma subentra Merkaj e Sudtirol in vantaggio. Gli ospiti fanno quello che vogliono e sfiorano il bis poco prima del quarto d’ora con Pecorino e Tait. Bari fuori partita.

Piccolo cenno di vita dal corner di Dorval. Cistana di testa. Palla fuori. Entrano, intanto, anche Artioli e Gytkjaer per Traore e Cuni. Il Bari continua a far vedere cose orribili. Longo allarga le braccia in segno di sconsolazione. Va ancora peggio quando alla mezzora Mane la combina grossa spedendo la palla nella propria porta su punizione di El Kaouakibi. Un disastro tecnico e sportivo di proporzioni inimmaginabili. Una vergogna. L’unica luce la accende Rao che accorcia il passivo con un destro a giro a battere Adamonis. Finisce qui, in maniera indegna e indecente. Sabato 21 febbraio si gioca a Padova. Solo per la cronaca.

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BARI-SUDTIROL, LE FORMAZIONI UFFICIALI: CUNI UNICA PUNTA

Le formazioni ufficiali di Bari e Sudtirol che scenderanno in campo alle ore 15 per la 25ma giornata di serie B:

Bari (3-4-2-1): Cerofolini, Cistana, Odenthal, Mantovani, Mane, Braunoder, Traore, Dorval (c), Cavuoti, Piscopo, Çuni. A disp.: Pissardo, Burgio, Pagano, Gytkjaer, Bellomo, Moncini, Rao, Maggiore, Esteves, Pucino, Stabile, Artioli. All. M. Longo.

Sudtirol (3-5-2): Adamonis, Pecorino, Casiraghi (c), Tronchin, Davi S., Kofler, Veseli, Molina, Crnigoj, El Kaouakibi, Verdi. A disp.: Borra, Cragno, Bordon, Mancini, Zedadka, Tonin, Sabatini, Tait, Davi F., Frigerio, Merkaj, Brik. All. F. Castori

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BARI-SUDTIROL, LE PROBABILI FORMAZIONI

Bari-Sudtirol

BARI (3-5-2): 31 Cerofolini; 25 Pucino, 26 Odenthal, 51 Cistana; 28 Piscopo, 19 Esteves, 27 Braunoder, 66 Traorè, 93 Dorval; 17 Rao, 11 Moncini. A disp. 1 Pissardo, 3 Burgio, 18 Maggiore, 37 Stabile, 13 Mantovani, 30 Mane, 8 Pagano, 10 Bellomo, 9 Gytkjaer, 90 Cuni, 20 Cavuoti, 80 Artioli. All. Longo.

SUDTIROL (3-5-2): 31 Adamonis; 94 E. Ka’akibi, 28 Kofler, 34 Veseli; 79 Molina, 21 Tait, 26 Frigerio, 17 Casiraghi, 24 S. Davi; 33 Merkaj, 9 Pecorino. A disp. 1 Poluzzi, 99 Verdi, 89 Cmigoj, 8 Mallamo, 4 Mancini, 18 Tronchin, 3 Felipe Bordon, 90 Odogwu, Brik, 11 Italeng, 14 Coulibaly, 23 F. Davi. All. Castori.

ARBITRO: Massimi di Termoli.

Dove vederla: Dazn e LaB Channel.