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BARI, 25 CONVOCATI PER LO SPEZIA

Per la.sfida di stasera allo Spezia, l Bari di mister Longo non convoca Giacomo De Pieri a causa di un fastidio muscolare. Sono 25 i biancorossi a disposizione:

PORTIERI: 1.PISSARDO, 12.MARFELLA, 31.CEROFOLINI

DIFENSORI: 3.BURGIO, 13.MANTOVANI, 24.DICKMANN, 25.PUCINO, 26.ODENTHAL, 30.MANE, 37.STABILE, 51.CISTANA, 93.DORVAL

CENTROCAMPISTI: 8.PAGANO, 18.MAGGIORE, 19.ESTEVES, 27.BRAUNODER, 29.VERRETH, 66.TRAORE

ATTACCANTI: 9.GYTKJAER, 10.BELLOMO, 11.MONCINI, 17.RAO, 20.CAVUOTI, 28.PISCOPO, 90.ÇUNI

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BARI-SPEZIA, LE PROBABILI FORMAZIONI

Bari-Spezia

BARI (3-5-2): 31 Cerofolini; 51 Cistana, 25 Pucino, 26 Odenthal; 24 Dickmann, 29 Verreth, 28 Piscopo, 66 Traorè, 93 Dorval; 90 Cuni, 11 Moncini. A disp.1 Pissardo, 8 Pagano, 9 Gytkjaer, 10 Bellomo 13 Mantovani, 37 Stabile, 30 Mane, 18 Maggiore, 20 Cavuoti, 27 Braunoder, 17 Rao, 49 Pieri. All. Longo.

SPEZIA (3-5-2): 22 Radunovic; 4 Ruggero, 55 Hristov, 11 Beruatto; 17 Sernicola, 34 Comotto, 60 Romano, 5 Valoti, 31 Aurelio; 20 Di Serio, 9 Artistico. A disp. 12 Mascardi, 8 Nagy, 37 Mateju, 24 Bertoncini, 70 Adamo, 77 Lorenzelli, 94 Bonfanti, 90 Skjellerup, 16 Loria, 32 Vignali, 99 Vlahovic. All. Donandoni.

ARBITRO: Doveri di Roma 1.

DOVE VEDERLA: Dazn, LaB Channel.

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LONGO LANCIA IL GUANTO SI SFIDA ALLO SPEZIA: VEDTRETE UN BARI GAGLIARDO E AFFAMATO

BARI – Domani arriva lo Spezia, forse un’ultima spiaggia. E’ il punto di partenza di Moreno Longo nell’odierna conferenza stampa della vigilia: “E’ normale avere delle difficoltà in questa situazione. Non dobbiamo commettere l’errore di concentrarci su questo, ma vivere la partita come una possibilità. Inutile parlare di ultima spiaggia”. A distanza di sole 72 ore dalla sconfitta di Mantova, difficile prevedere grandi cambiamenti tattici: “Prendo tutto in considerazione, purché ci aiuti. Penso sempre a un atteggiamento di squadra, non ai numeri. La squadra è strutturata per passare con un centrocampo a tre o con due trequartisti. Le valutazioni sono fatte tutti i giorni”. Da tener conto della condizione generale, in particolare degli ultimi arrivati. Tutti fortemente in ritardo: “E’ stato dettato dalle dinamiche di un mercato con reali difficoltà di trovare giocatori effettivamente pronti. Qualcuno non si poteva prendere, altri non sono voluti venire. Abbiamo anche visti giocatori di C, ma in lotta per vincere il campionato. C’è solo la strada di metterli dentro per abbreviare il percorso di recupero della condizione. Vedi il primo tempo di livello assoluto di Odenthal. Nella testa, gli scontri diretti hanno un peso specifico. Siamo il terzo staff e devi innanzitutto cercare di non fare danni. Cuni, Artioli e Piscopo sono quelli con più partite alle spalle”.

“Destinare i problemi solo all’aspetto fisico è limitante. A Mantova si è visto il calo energetico. Il secondo tempo non è imputabile solo alla condizione atletica, ma anche alla gestione della partita. Si è smesso di giocare, subendo senza proporre. Si vince col coraggio di osare e assumersi delle responsabilità. Un aspetto su cui lavorare”, continua Longo prima di concentrarsi sull’ex Juve Stabia, Piscopo: “Giocare col 3-5-2 è una possibilità. Piscopo può fare la mezzala, come Esteves e Cavuoti. Idem Pagano e Maggiore. Anche Traorè”. Quest’ultimo, vero oggetto misterioso dell’ultimo calciomercato: “Un giocatore di grande impatto fisico. Ha gamba e corsa. Capacità di ribaltare l’azione. Si è presentato bene. Ha delle qualità e del potenziale. Andrà dimostrato sul campo. Le partite sono altro dagli allenamenti”. Sugli esterni, valutazioni su Dickmann e Dorval: “Lorenzo è andato in difficoltà a Mantova negli ultimi 20 minuti. Ha esperienza e capacità fisiche per rimettersi in condizioni. Dorval sta cercando di tornare quello dell’anno scorso. Potrebbe essere un’arma importante per questa squadra”.

“Sono qua da tre partite – continua Longo – e confermo che si è fatto poco nella fase offensiva. Ci vuole coraggio. A volte si innesca un circuito negativo. CI si nasconde. Devono osare. Senza coraggio e senza voglia di rischiare non ce la fai a vincere”. Che Spezia si aspetta: “Una squadra agguerrita. Nella nostra situazione, leggermente meglio. Verranno qui a fare battaglia. Troverà un Bari gagliardo e affamato. Gli episodi potranno fare la differenza. A gennaio, sono arrivati giocatori di alto livello. Una squadra di grande valore”. Su Mantovani: “Non è stato forzato a Mantova, perché un tempo nelle gambe ce l’ha. L’ha dimostrato. Per il resto, stiamo valutando tutti. Vedremo come, a livello, strategico, immaginare come possa andare la partita”.

“Quando parlo di condizione atletica – aggiunge – non mi riferisco solo allo stato fisico. C’è anche la gestione mentale del peso della partita. Arrivare a queste partite con la giusta tensione. Dobbiamo essere bravi a trovare il modo di arrivare bene alle partite, che saranno tutte tirate e con un alto peso specifico”.  Su Gytkjaer: “L’ho trovato bene. In fase realizzativa, Moncini è un attaccante valido. Con Cuni, si giocano il posto. Cambiare sempre e troppo non aiuta. Lo spazio lo troveranno molti giocatori”. La chiosa del tecnico su Maggiore: “Giulio ha tutta la nostra stima. Non è riuscito sinora come lo avevamo lasciato l’anno scorso. Se dimostra di essere d’aiuto e incisivo, avrà la sua chance. L’unico che stiamo valutando è De Pieri, affaticato”.

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BARI-SPEZIA, ARBITRA DOVERI DI ROMA 1

Sarà Daniele Doveri, appartenente alla sezione di Roma 1, l’arbitro designato per dirigere al San Nicola la gara della 23ª giornata del campionato di Serie BKT 2025-2026, che vedrà il Bari affrontare lo Spezia allenato da Roberto Donadoni.

Il match, fissato per mercoledì 11 febbraio con calcio d’inizio alle ore 20.00, sarà assistito da Pietro Dei Giudici della sezione di Latina e Davide Moro della sezione di Schio. Il ruolo di quarto ufficiale sarà ricoperto da Nicolò Dorillo della sezione di Torino.

In sala VAR opererà Lorenzo Maggioni della sezione di Lecco, affiancato dall’AVAR Manuel Volpi della sezione di Arezzo.

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BARI, TANTI SCENARI DA PAURA: SQUADRA SPENTA, PASSIONE CALANTE, SOCIETA’ NELL’OMBRA E FUTURO IN BILICO

di Pierpaolo Paterno

A Bari, la ferita più profonda coincide con due luci che si spengono. Quella della squadra e quella della passione. Difficile non provare un senso di umiliazione. Stato di fatto legato alla netta percezione che il Bari abbia progressivamente assunto il ruolo di realtà subordinata, una condizione che ha tolto prospettiva, entusiasmo e credibilità al progetto sportivo. Oggi, più che la squadra in difficoltà, risalta la piazza sospesa senza un orizzonte chiaro e senza quella spinta che in passato l’ha resa protagonista.
UNA PASSIONE CHE MUORE – La conseguenza è evidente. Il Bari fatica ad attrarre, dentro e fuori dal campo. L’entusiasmo si affievolisce, l’ambiente si appesantisce e anche il lavoro di chi racconta quotidianamente questa realtà diventa più complesso, tra tensioni, critiche e un clima spesso difficile. Sul piano sportivo, c’è chi continua a sperare nel miracolo salvezza, ma anche un eventuale traguardo sportivo non cancellerebbe il problema più profondo. Non è soltanto la classifica a preoccupare, né la categoria. E’ la ferita che si sta aprendo nel rapporto tra la squadra e la sua gente. Il rischio reale non è la retrocessione, ma l’erosione lenta della passione, del senso di appartenenza che per decenni ha reso Bari una delle piazze più vive del calcio italiano. Quando si incrina quel legame, il danno non è solo sportivo: diventa culturale, emotivo, identitario.
Per questo sarebbe necessario che anche a livello nazionale si accendessero i riflettori su ciò che sta accadendo. Non si tratta semplicemente di una stagione storta, ma della consapevolezza crescente di una passione che rischia di spegnersi poco alla volta. E per una città che ha sempre vissuto il calcio come parte della propria anima, questo rappresenterebbe il colpo più duro.

LA STORIA INFINITA TRA ILLUSIONI E DISINCANTO – Nella lunga traiettoria della sua storia calcistica, il Bari ha spesso incarnato l’immagine della classica “squadra ascensore”: stagioni di entusiasmo e ambizione alternate a periodi di cadute improvvise, tra promozioni, retrocessioni e parentesi tormentate che hanno lasciato segni profondi nella memoria collettiva della tifoseria. Dalle notti europee sfiorate al precipizio delle crisi societarie, passando per scandali, fallimenti e presidenze controverse, il club biancorosso ha attraversato quasi ogni possibile scenario del calcio italiano.

Quando sembrava che, dopo anni di difficoltà, il percorso potesse finalmente stabilizzarsi, una parte della tifoseria ha iniziato a percepire un nuovo senso di frustrazione e di sfiducia. Il malcontento non nasce soltanto dai risultati sportivi, ma dalla sensazione — diffusa in alcuni ambienti — che il progetto tecnico e societario non sia sostenuto da una visione realmente ambiziosa, capace di restituire al Bari obiettivi chiari e prospettive di crescita.

Tra gli abbonati, tra molti appassionati e persino in alcuni settori dell’opinione pubblica locale, si è fatta strada l’idea che la mancanza di investimenti strutturali e la prudenza nella programmazione abbiano progressivamente spento l’entusiasmo di una piazza storicamente passionale e numerosa. Un sentimento che non riguarda soltanto la classifica o l’andamento stagionale, ma tocca una dimensione più profonda: quella dell’identità sportiva e della dignità competitiva che una città pretende dalla propria squadra.

In questo clima, il dibattito si accende e si moltiplicano le interpretazioni, talvolta estreme, sul ruolo della proprietà e sulle reali prospettive del club. Alcuni tifosi arrivano a parlare di occasioni mancate e di strategie poco comprensibili, mentre altri invitano alla cautela, ricordando le difficoltà economiche che caratterizzano l’intero sistema calcistico e la complessità di una gestione sostenibile nel lungo periodo. Seconda ipotesi che, francamente, convince poco. Lo dimostrato i fatti, come l’autogestione di un club “volutamente” in perdita che non investe ma vivacchia, che non rilancia ma tira a campare. Come se fosse tutto normale o accettabile. Come se non fosse sotto gli occhi di tutti la volontà di non ripianare – oltre al disavanzo economico finanziario – il gap tecnico di una squadra (quella attuale e delle precedenti iscritte alla B) con folgoranti lacune qualitative e di valore. Tanti errori che, sommati, non inducono a credere che il tutto sia frutto di incompetenza o improvvisazione. La lettura della realtà, superiore alle sensazioni, è che in sordina agisca alle spalle un piano “a perdere” i cui scenari futuri lasciano intravedere prospettive forse ancora più agghiaccianti del presente.

Tra il sogno e l’illusione, resta il dato indiscutibile di Bari come piazza che continua ad attendere un progetto capace di riaccendere entusiasmo e fiducia. Dopo decenni segnati da alti e bassi, la richiesta che sale dagli spalti è semplice ma potente: tornare a vedere una squadra che non si limiti a partecipare, ma che provi davvero a costruire un futuro all’altezza della sua storia e della passione della sua gente. Con chi e quando, però, non ci è dato sapere.

IL 2028 E OLTRE…: A questo scenario si aggiunge un altro elemento che alimenta l’incertezza. L’attesa rischia di diventare l’unica prospettiva concreta: aspettare e sperare, senza che vengano chiarite fino in fondo le reali intenzioni della proprietà. Difficile immaginare dichiarazioni esplicite sul futuro, e il tempo che separa dalle scadenze regolamentari è ancora lungo. Oltre alla stagione in corso, restano da disputare altri due campionati e, in un arco temporale così ampio, può accadere qualsiasi cosa.
Non è da escludere, ad esempio, una riforma radicale della Serie C, con l’ipotesi — sempre più discussa negli ambienti federali — di un campionato a carattere semiprofessionistico che potrebbe aprire scenari oggi difficili da prevedere, compresi possibili nuovi modelli di multiproprietà. In questo contesto, il vero nodo non è soltanto capire cosa accadrà al Bari, ma comprendere quale direzione stia prendendo l’intero sistema calcistico. Anche per questo, forse, sarebbe stato più utile interrogare direttamente la governance federale su ciò che realmente si sta preparando sul fronte della riforma dei campionati, piuttosto che limitarsi al solo tema formale della multiproprietà.
Perché il futuro del Bari, oggi, non dipende soltanto dalle scelte sportive o societarie immediate, ma anche da decisioni strutturali che potrebbero cambiare profondamente il volto del calcio italiano nei prossimi anni.

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LONGO TRA SFIDUCIA E ALLARME: SONO PREOCCUPATO, NON ESSERLO SAREBBE DA STOLTI

La fotografia è quella di un Bari fragile, in difficoltà sul piano fisico e mentale, e le parole di Moreno Longo nel post-gara di Mantova restituiscono con chiarezza la dimensione del momento. Il tecnico biancorosso non nasconde l’apprensione per una situazione che si fa sempre più delicata: “Sono preoccupato, assolutamente. Non esserlo sarebbe da stolti. Altrimenti, ci sarebbe da alzare la mano e togliere il disturbo”. Un’analisi lucida, accompagnata dalla consapevolezza che la rete decisiva dei lombardi non rappresenta un episodio isolato: “Il secondo gol – rincara la dose – potevamo prenderlo anche prima. Dovremo cercare di stare attaccati al carro che conta, per avere sempre un lumicino acceso e motivare una squadra che ha bisogno solo di positività”.

La sconfitta del “Martelli” non è soltanto un passo falso di classifica, ma il segnale di una partita progressivamente sfuggita di mano, come confermano anche i dati: sedici conclusioni complessive verso la porta biancorossa contro appena tre tentativi del Bari. Nel primo tempo, però, la squadra riesce a restare in equilibrio, come sottolinea lo stesso allenatore: “Nel primo tempo – prosegue Longo – la squadra ha comunque tenuto bene il campo, nonostante sapessimo sarebbe diventata una partita di duelli e grande fisicità. Il gioco è stato spezzettato, tra due formazioni speculari”.

Dopo una prima fase equilibrata e il momentaneo pareggio nato dal rimpallo tra Meroni e Odenthal, la gara cambia volto nella ripresa: il Bari si abbassa, perde campo e subisce l’iniziativa crescente del Mantova, fino al colpo di testa di Mancuso nei minuti di recupero. Longo individua nella condizione atletica uno dei nodi principali: “Nel secondo tempo si è visto troppo poco, compresa una diversità fisica importante tra le due squadre. Troppi giocatori del Bari sulle gambe. Dovevo cambiarne altri cinque. Una problematica da gestire. Questa è stata la differenza. Il Mantova arrivava prima, ma non nell’atteggiamento e nell’impegno. Ripeto, quattro o cinque giocatori sostituiti erano in debito fisico. Un fatto preoccupante, perché ora arrivano partite decisive. Mi auguro e spero che, scegliendo chi sta meglio, si possa fare qualcosa di diverso. Altrimenti, così vai poco lontano”.

La seconda sconfitta consecutiva lascia i biancorossi al penultimo posto e rende immediato il bisogno di una reazione. Il tecnico evidenzia come alcune difficoltà si ripetano ormai con continuità: “Si ripete la situazione vista sia contro il Cesena che contro il Palermo”. La gestione delle energie diventa quindi prioritaria: “E’ la percezione dalla panchina. Non c’è tempo. In queste settimane faremo più recupero che allenamento vero e proprio. Dovremo turnare per mandare in campo chi ci dà la sensazione di aver recuperato. Chiedo sacrifici a chi dovrà prodigarsi anche mentalmente per stare dentro la partita. Per aiutarli rispetto a questo gap, nel gioco ci siamo anche abbassati un po’. Cosa che non mi piace. Di conseguenza, devo trovare una soluzione a questo”.

L’allenatore torna poi sugli episodi decisivi della partita, soffermandosi in particolare sull’azione del 2-1: “Sul secondo gol del Mantova – insiste sul match – abbiamo lavorato male. Mancuso andava cercato. Non si lavora sulla palla e sul reparto. Va marcato l’uomo e basta. Anche i due gol del Palermo sono stati due errori secondo il mio modo di intendere la fase difensiva”. Spazio anche a valutazioni sui singoli: “Odenthal? Forte, di un’altra categoria. Ha avuto crampi perché non giocava con continuità da un anno. Per gli altri, ci aspettiamo tanto da tutti. Ma è proprio questa la difficoltà. Metterli, cioè, in piedi in un contesto organizzato. Anche Esteves ha giocato poco. Vanno messi dentro, nonostante non ci sia tempo. Devono metterci del loro per abbreviare questo discorso”.

Infine, uno sguardo alle operazioni di mercato appena concluse e alla necessità di lavorare con le risorse disponibili: “Di Cesare ha fatto il massimo rispetto a quello che offriva il mercato. Tanti giocatori non sono voluti venire. Ora mi concentrerei su quello che c’è. Dobbiamo ottimizzare rispetto a quello che c’è, essere pratici. Inutile parlare di progetto di gioco da mettere in piedi, visto il poco tempo. Servono pochi concetti”.

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ODENTHAL CI METTE LA FACCIA: MI PRENDO LE RESPONSABILITA’, A BARI SI LOTTA SENZA SCUSE

Un gol segnato, uno annullato e la sensazione di essersi già preso sulle spalle una responsabilità pesante. L’esordio di Cas Odenthal in maglia biancorossa, nel pomeriggio amaro di Mantova, è uno dei pochi segnali a cui il Bari può aggrapparsi dopo il 2-1 che complica ulteriormente la corsa salvezza. Il difensore olandese non si nasconde e parla con lucidità, mettendo al centro squadra, tifosi e doveri. «Era una partita molto difficile. La serie B è così», esordisce Odenthal. «Volevamo un altro risultato, mi dispiace tantissimo per i tifosi che sono venuti fino a Mantova. Daremo tutto per loro nelle ultime quindici partite». Parole nette, senza alibi, che raccontano l’impatto immediato con una realtà complessa e carica di pressione. Il gol realizzato, nato da uno schema provato, è una delle poche note positive della serata. «Verreth ha un piede spettacolare, l’avevamo preparata così. Peccato non sia bastato». Ma oltre all’episodio, Odenthal guarda al quadro generale: «Abbiamo giocatori forti, però mentalmente è difficile giocare così bassi. Longo sta facendo un bel lavoro e noi dobbiamo seguirlo, dando il cento per cento». Leader silenzioso ma diretto, Odenthal non si tira indietro nemmeno sul proprio ruolo: «Sono qui per aiutare Longo. Mi sento responsabile della difesa e di tutto il gruppo». La lotta per non retrocedere è ormai una certezza, non un’ipotesi: «Se giochi a Bari, soprattutto al San Nicola, devi dare sempre tutto. Bisogna alzare la testa, senza scuse, e andare avanti». La scelta di Bari è stata consapevole. «Conoscevo la situazione, conosco bene Longo. Ho parlato con lui e credo che si possa fare qualcosa di buono». E c’è anche un legame personale che rafforza l’impegno: «La mia fidanzata è pugliese. È stato un motivo in più». Parole che non cancellano la sconfitta, ma indicano una direzione. Ora servono fatti. Subito.

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BARI MEDIOCRE: GIOCA SOLO 45′, RESTANO I VECCHI FANTASMI ED IL MANTOVA SI AGGIUDICA LO SCONTRO SALVEZZA

Mantova-Bari 2-1

MANTOVA (3-4-2-1): Bardi, Dembelè, Mensah (32’ st Mancuso), Meroni (23’ st Radaelli), Gonçalves, Ruocco (32’ st Buso), Trimboli, Marras (23’ st Bragantini), Castellini, Cella, Kouda. A disp.: Vukovic, Chrysopoulos, Wieser, Muci, Paoletti, Benaissa, Maggioni, Zuccon. All. F. Modesto.

BARI (3-4-2-1): Cerofolini, Cistana, Odenthal (12’ st Mantovani), Pucino (c), Dickmann, Verreth, Braunoder (41’ st Maggiore), Dorval, De Pieri (1’ st Piscopo), Rao (22’ st Esteves), Moncini (22’ st Cuni). A disp.: Pissardo, Pagano, Gytkjaer, Bellomo, Cavuoti, Mane, Stabile. All. M. Longo.

ARBITRO: Dionisi de L’Aquila.

RETI: 14’ pt Meroni; 16’ Odenthal; 49’ st Mancuso.

NOTE: Presenti 573 tifosi del Bari. Rec, 3’ pt. e 7’ st.

di Pierpaolo Paterno

MANTOVA – Sedici tiri in porta contro tre a favore del Mantova. Il batti e ribatti tra Meroni e Odenthal annullato dal gol vittoria di Mancuso nel recupero. Si consuma così in terra virgiliana il crollo del Bari, alla seconda sconfitta consecutiva dopo quella contro il Palermo. Lombardi nettamente più avanti rispetto ai pugliesi, sia in fatto di tenuta atletica che di mentalità. Scontro diretto perso, quindi, per la squadra di Longo che, di questo passo, non può che prepararsi al peggio. Di contro, prima vittoria al Martelli per mister Modesto. Il Mantova sale a quota 23 ed esce dalla zona rossa. Il Bari affonda nell’abisso, impantanato al penultimo posto in coabitazione con lo Spezia, avversario mercoledì al San Nicola. Secondo tempo remissivo, timoroso e del tutto consegnato all’iniziativa dei padroni di casa. Atteggiamento inconcepibile per una squadra che dovrebbe – almeno sulla carta – ambire alla salvezza. Non ci sono altre parole per descrivere la mediocrità vistosa di un gruppo inguardabile.

LA FORMAZIONE – Il Bari si schiera con il 3-4-2-1. In porta c’è Cerofolini, punto di riferimento per la retroguardia e primo costruttore dell’azione dal basso. La linea difensiva è composta da Cistana, Odenthal e dal capitano Pucino. Cistana e Odenthal presidiano i braccetti con compiti di marcatura e anticipo, mentre Pucino guida il reparto al centro, coordinando movimenti e coperture. A centrocampo, sugli esterni agiscono Dickmann a destra e Dorval a sinistra, chiamati a garantire ampiezza alla manovra e a coprire con continuità entrambe le fasi di gioco. In mezzo operano Verreth e Braunoder, coppia incaricata di dare equilibrio alla squadra, recuperare palloni e avviare l’azione offensiva con ordine e rapidità.

Sulla trequarti si muovono De Pieri e Rao, giocatori che lavorano tra le linee per creare superiorità numerica, servire assist e inserirsi negli spazi. Il riferimento offensivo è Moncini, terminale centrale dell’attacco e punto di appoggio per far salire la squadra, oltre che principale uomo d’area sui cross provenienti dalle corsie laterali.

LA CRONACA –  La partita si impenna tra il settimo e l’ottavo minuto quando Cerofolini salva provvidenzialmente su Dembelé a colpo sicuro e l’arbitro annulla un gol di testa ad Odenthal per presunto fallo di De Pieri sul portiere. Il gol è nell’aria e arriva poco prima del 14’: punizione di Trimboli con respinta di Cerofolini e palla in tap in dell’ex Meroni, arrivato in Lombardia pochi giorni fa. Virgiliani avanti. Ma il Bari è vivo e pareggia con Odenthal: colpo di testa “mortale” direttamente su punizione pennellata da Verreth. Nel corpo a corpo Odenthal-Mensah, l’attaccante commette fallo prima di vedersi annullato il gol del 2-1 (31’). Al grave errore dell’arbitro (anziché espellere, ammonisce Cella per fallo da ultimo uomo su Moncini), Longo rimedia un’ammonizione per proteste. Si va al riposo con Cistana che, dal limite, colpisce la traversa con un destro a giro.

Si riparte con il debutto barese di Kevin Piscopo, esterno destro al posto del giovane De Pieri. Più seconda punta, di supporto a Moncini. Ritorno biancorosso per Mantovani, in campo dopo 12’ al posto del dolorante Odenthal (prova ordinata ed efficace). Escono anche Moncini e Rao per Cuni ed Esteves. Nel frattempo, dietro si rischia mentre Dembelé divora il bis calciando fuori un pallone ad un passo dalla porta.

Il secondo tempo è di marca mantovana, col Bari defilato nel ruolo di contenimento. Il miracolo che tiene vivo il Bari lo compie Cerofolini (38’) salvando un gol fatto su soluzione aerea di Mancuso. Bari che corre nuovi rischi sui successivi calci d’angolo. Tanti brividi per i pugliesi, col Mantova che spinge forte sull’acceleratore. La fase offensiva del Bari è praticamente nulla. Una squadra consegnata all’iniziativa virgiliana, all’assedio finale anche nei 6’ di recupero. Sino al gol vittoria di Mancuso che di testa anticipa Mantovani e brucia Cerofolini. Bari in ginocchio. La strada si fa drammaticamente in salita.

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MANTOVA-BARI, LE FORMAZIONI UFFICIALI

Le formazioni ufficiali di Bari e Mantova, in campo alle 15 per la 23ma di B:

MANTOVA-BARI

Mantova (3-4-2-1): Bardi, Dembelè, Mensah (c), Meroni, Gonçalves, Ruocco, Trimboli, Marras, Castellini, Cella, Kouda. A disp.: Vukovic, Chrysopoulos, Mancuso, Wieser, Muci, Radaelli, Bragantini, Paoletti, Benaissa, Buso, Maggioni, Zuccon. All. F. Modesto

Bari (3-4-2-1): Cerofolini, Cistana, Odenthal, Pucino (c), Dickmann, Verreth, Braunoder, Dorval, De Pieri, Rao, Moncini. A disp.: Pissardo, Pagano, Gytkjaer, Bellomo, Mantovani, Maggiore, Esteves, Cavuoti, Piscopo, Mane, Stabile, Çuni. All. M. Longo

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MANTOVA-BARI, LE PROBABILI FORMAZIONI

Mantova-Bari

MANTOVA (3-4-2-1): 24 Bardi; 36 Paoletti, 29 Cella, 27 Castellini; 17 Radaelli, 21 Trimboli, 10 Wieser, 15 Go’Alves; 23 Marras, 19 Ruocco; 7 Mensah. A disp. 22 Andrenacci, 34 Vukovic, 3 Dembelè, 20 Ligue, 5 Chrysopoulos, 13 Meroni, 30 Bragantini, 80 Koudà, 11 Muci, 77 Buso, 98 Zuccon, 50 Benaissa, 96 Maggioni, 9 Mancuso. All.: Modesto.

 

BARI (3-4-2-1): 31 Cerofolini; 51 Cistana, 26 Odenthal, 25 Pucino; 24 Dickmann, 27 Braunoder, 29 Verreth, 93 Dorval; 28 Piscopo, 20 Cavuoti; 11 Moncini. A disp. 1 Pissardo, 8 Pagano, 13 Mantovani, 10 Bellomo, 30 Mane, 37 Stabile, 49 De Pieri, 19 Esteves, 9 Gitkjaer, 18 Maggiore, 17 Rao, 90 Cuni, 22 Traorè. All. Longo.

ARBITRO: Dionisi de L’Aquila.

DOVE VEDERLA: Dazn, LaB Channel.