post

BARI, TANTI SCENARI DA PAURA: SQUADRA SPENTA, PASSIONE CALANTE, SOCIETA’ NELL’OMBRA E FUTURO IN BILICO

di Pierpaolo Paterno

A Bari, la ferita più profonda coincide con due luci che si spengono. Quella della squadra e quella della passione. Difficile non provare un senso di umiliazione. Stato di fatto legato alla netta percezione che il Bari abbia progressivamente assunto il ruolo di realtà subordinata, una condizione che ha tolto prospettiva, entusiasmo e credibilità al progetto sportivo. Oggi, più che la squadra in difficoltà, risalta la piazza sospesa senza un orizzonte chiaro e senza quella spinta che in passato l’ha resa protagonista.
UNA PASSIONE CHE MUORE – La conseguenza è evidente. Il Bari fatica ad attrarre, dentro e fuori dal campo. L’entusiasmo si affievolisce, l’ambiente si appesantisce e anche il lavoro di chi racconta quotidianamente questa realtà diventa più complesso, tra tensioni, critiche e un clima spesso difficile. Sul piano sportivo, c’è chi continua a sperare nel miracolo salvezza, ma anche un eventuale traguardo sportivo non cancellerebbe il problema più profondo. Non è soltanto la classifica a preoccupare, né la categoria. E’ la ferita che si sta aprendo nel rapporto tra la squadra e la sua gente. Il rischio reale non è la retrocessione, ma l’erosione lenta della passione, del senso di appartenenza che per decenni ha reso Bari una delle piazze più vive del calcio italiano. Quando si incrina quel legame, il danno non è solo sportivo: diventa culturale, emotivo, identitario.
Per questo sarebbe necessario che anche a livello nazionale si accendessero i riflettori su ciò che sta accadendo. Non si tratta semplicemente di una stagione storta, ma della consapevolezza crescente di una passione che rischia di spegnersi poco alla volta. E per una città che ha sempre vissuto il calcio come parte della propria anima, questo rappresenterebbe il colpo più duro.

LA STORIA INFINITA TRA ILLUSIONI E DISINCANTO – Nella lunga traiettoria della sua storia calcistica, il Bari ha spesso incarnato l’immagine della classica “squadra ascensore”: stagioni di entusiasmo e ambizione alternate a periodi di cadute improvvise, tra promozioni, retrocessioni e parentesi tormentate che hanno lasciato segni profondi nella memoria collettiva della tifoseria. Dalle notti europee sfiorate al precipizio delle crisi societarie, passando per scandali, fallimenti e presidenze controverse, il club biancorosso ha attraversato quasi ogni possibile scenario del calcio italiano.

Quando sembrava che, dopo anni di difficoltà, il percorso potesse finalmente stabilizzarsi, una parte della tifoseria ha iniziato a percepire un nuovo senso di frustrazione e di sfiducia. Il malcontento non nasce soltanto dai risultati sportivi, ma dalla sensazione — diffusa in alcuni ambienti — che il progetto tecnico e societario non sia sostenuto da una visione realmente ambiziosa, capace di restituire al Bari obiettivi chiari e prospettive di crescita.

Tra gli abbonati, tra molti appassionati e persino in alcuni settori dell’opinione pubblica locale, si è fatta strada l’idea che la mancanza di investimenti strutturali e la prudenza nella programmazione abbiano progressivamente spento l’entusiasmo di una piazza storicamente passionale e numerosa. Un sentimento che non riguarda soltanto la classifica o l’andamento stagionale, ma tocca una dimensione più profonda: quella dell’identità sportiva e della dignità competitiva che una città pretende dalla propria squadra.

In questo clima, il dibattito si accende e si moltiplicano le interpretazioni, talvolta estreme, sul ruolo della proprietà e sulle reali prospettive del club. Alcuni tifosi arrivano a parlare di occasioni mancate e di strategie poco comprensibili, mentre altri invitano alla cautela, ricordando le difficoltà economiche che caratterizzano l’intero sistema calcistico e la complessità di una gestione sostenibile nel lungo periodo. Seconda ipotesi che, francamente, convince poco. Lo dimostrato i fatti, come l’autogestione di un club “volutamente” in perdita che non investe ma vivacchia, che non rilancia ma tira a campare. Come se fosse tutto normale o accettabile. Come se non fosse sotto gli occhi di tutti la volontà di non ripianare – oltre al disavanzo economico finanziario – il gap tecnico di una squadra (quella attuale e delle precedenti iscritte alla B) con folgoranti lacune qualitative e di valore. Tanti errori che, sommati, non inducono a credere che il tutto sia frutto di incompetenza o improvvisazione. La lettura della realtà, superiore alle sensazioni, è che in sordina agisca alle spalle un piano “a perdere” i cui scenari futuri lasciano intravedere prospettive forse ancora più agghiaccianti del presente.

Tra il sogno e l’illusione, resta il dato indiscutibile di Bari come piazza che continua ad attendere un progetto capace di riaccendere entusiasmo e fiducia. Dopo decenni segnati da alti e bassi, la richiesta che sale dagli spalti è semplice ma potente: tornare a vedere una squadra che non si limiti a partecipare, ma che provi davvero a costruire un futuro all’altezza della sua storia e della passione della sua gente. Con chi e quando, però, non ci è dato sapere.

IL 2028 E OLTRE…: A questo scenario si aggiunge un altro elemento che alimenta l’incertezza. L’attesa rischia di diventare l’unica prospettiva concreta: aspettare e sperare, senza che vengano chiarite fino in fondo le reali intenzioni della proprietà. Difficile immaginare dichiarazioni esplicite sul futuro, e il tempo che separa dalle scadenze regolamentari è ancora lungo. Oltre alla stagione in corso, restano da disputare altri due campionati e, in un arco temporale così ampio, può accadere qualsiasi cosa.
Non è da escludere, ad esempio, una riforma radicale della Serie C, con l’ipotesi — sempre più discussa negli ambienti federali — di un campionato a carattere semiprofessionistico che potrebbe aprire scenari oggi difficili da prevedere, compresi possibili nuovi modelli di multiproprietà. In questo contesto, il vero nodo non è soltanto capire cosa accadrà al Bari, ma comprendere quale direzione stia prendendo l’intero sistema calcistico. Anche per questo, forse, sarebbe stato più utile interrogare direttamente la governance federale su ciò che realmente si sta preparando sul fronte della riforma dei campionati, piuttosto che limitarsi al solo tema formale della multiproprietà.
Perché il futuro del Bari, oggi, non dipende soltanto dalle scelte sportive o societarie immediate, ma anche da decisioni strutturali che potrebbero cambiare profondamente il volto del calcio italiano nei prossimi anni.

post

LONGO TRA SFIDUCIA E ALLARME: SONO PREOCCUPATO, NON ESSERLO SAREBBE DA STOLTI

La fotografia è quella di un Bari fragile, in difficoltà sul piano fisico e mentale, e le parole di Moreno Longo nel post-gara di Mantova restituiscono con chiarezza la dimensione del momento. Il tecnico biancorosso non nasconde l’apprensione per una situazione che si fa sempre più delicata: “Sono preoccupato, assolutamente. Non esserlo sarebbe da stolti. Altrimenti, ci sarebbe da alzare la mano e togliere il disturbo”. Un’analisi lucida, accompagnata dalla consapevolezza che la rete decisiva dei lombardi non rappresenta un episodio isolato: “Il secondo gol – rincara la dose – potevamo prenderlo anche prima. Dovremo cercare di stare attaccati al carro che conta, per avere sempre un lumicino acceso e motivare una squadra che ha bisogno solo di positività”.

La sconfitta del “Martelli” non è soltanto un passo falso di classifica, ma il segnale di una partita progressivamente sfuggita di mano, come confermano anche i dati: sedici conclusioni complessive verso la porta biancorossa contro appena tre tentativi del Bari. Nel primo tempo, però, la squadra riesce a restare in equilibrio, come sottolinea lo stesso allenatore: “Nel primo tempo – prosegue Longo – la squadra ha comunque tenuto bene il campo, nonostante sapessimo sarebbe diventata una partita di duelli e grande fisicità. Il gioco è stato spezzettato, tra due formazioni speculari”.

Dopo una prima fase equilibrata e il momentaneo pareggio nato dal rimpallo tra Meroni e Odenthal, la gara cambia volto nella ripresa: il Bari si abbassa, perde campo e subisce l’iniziativa crescente del Mantova, fino al colpo di testa di Mancuso nei minuti di recupero. Longo individua nella condizione atletica uno dei nodi principali: “Nel secondo tempo si è visto troppo poco, compresa una diversità fisica importante tra le due squadre. Troppi giocatori del Bari sulle gambe. Dovevo cambiarne altri cinque. Una problematica da gestire. Questa è stata la differenza. Il Mantova arrivava prima, ma non nell’atteggiamento e nell’impegno. Ripeto, quattro o cinque giocatori sostituiti erano in debito fisico. Un fatto preoccupante, perché ora arrivano partite decisive. Mi auguro e spero che, scegliendo chi sta meglio, si possa fare qualcosa di diverso. Altrimenti, così vai poco lontano”.

La seconda sconfitta consecutiva lascia i biancorossi al penultimo posto e rende immediato il bisogno di una reazione. Il tecnico evidenzia come alcune difficoltà si ripetano ormai con continuità: “Si ripete la situazione vista sia contro il Cesena che contro il Palermo”. La gestione delle energie diventa quindi prioritaria: “E’ la percezione dalla panchina. Non c’è tempo. In queste settimane faremo più recupero che allenamento vero e proprio. Dovremo turnare per mandare in campo chi ci dà la sensazione di aver recuperato. Chiedo sacrifici a chi dovrà prodigarsi anche mentalmente per stare dentro la partita. Per aiutarli rispetto a questo gap, nel gioco ci siamo anche abbassati un po’. Cosa che non mi piace. Di conseguenza, devo trovare una soluzione a questo”.

L’allenatore torna poi sugli episodi decisivi della partita, soffermandosi in particolare sull’azione del 2-1: “Sul secondo gol del Mantova – insiste sul match – abbiamo lavorato male. Mancuso andava cercato. Non si lavora sulla palla e sul reparto. Va marcato l’uomo e basta. Anche i due gol del Palermo sono stati due errori secondo il mio modo di intendere la fase difensiva”. Spazio anche a valutazioni sui singoli: “Odenthal? Forte, di un’altra categoria. Ha avuto crampi perché non giocava con continuità da un anno. Per gli altri, ci aspettiamo tanto da tutti. Ma è proprio questa la difficoltà. Metterli, cioè, in piedi in un contesto organizzato. Anche Esteves ha giocato poco. Vanno messi dentro, nonostante non ci sia tempo. Devono metterci del loro per abbreviare questo discorso”.

Infine, uno sguardo alle operazioni di mercato appena concluse e alla necessità di lavorare con le risorse disponibili: “Di Cesare ha fatto il massimo rispetto a quello che offriva il mercato. Tanti giocatori non sono voluti venire. Ora mi concentrerei su quello che c’è. Dobbiamo ottimizzare rispetto a quello che c’è, essere pratici. Inutile parlare di progetto di gioco da mettere in piedi, visto il poco tempo. Servono pochi concetti”.

post

BARI MEDIOCRE: GIOCA SOLO 45′, RESTANO I VECCHI FANTASMI ED IL MANTOVA SI AGGIUDICA LO SCONTRO SALVEZZA

Mantova-Bari 2-1

MANTOVA (3-4-2-1): Bardi, Dembelè, Mensah (32’ st Mancuso), Meroni (23’ st Radaelli), Gonçalves, Ruocco (32’ st Buso), Trimboli, Marras (23’ st Bragantini), Castellini, Cella, Kouda. A disp.: Vukovic, Chrysopoulos, Wieser, Muci, Paoletti, Benaissa, Maggioni, Zuccon. All. F. Modesto.

BARI (3-4-2-1): Cerofolini, Cistana, Odenthal (12’ st Mantovani), Pucino (c), Dickmann, Verreth, Braunoder (41’ st Maggiore), Dorval, De Pieri (1’ st Piscopo), Rao (22’ st Esteves), Moncini (22’ st Cuni). A disp.: Pissardo, Pagano, Gytkjaer, Bellomo, Cavuoti, Mane, Stabile. All. M. Longo.

ARBITRO: Dionisi de L’Aquila.

RETI: 14’ pt Meroni; 16’ Odenthal; 49’ st Mancuso.

NOTE: Presenti 573 tifosi del Bari. Rec, 3’ pt. e 7’ st.

di Pierpaolo Paterno

MANTOVA – Sedici tiri in porta contro tre a favore del Mantova. Il batti e ribatti tra Meroni e Odenthal annullato dal gol vittoria di Mancuso nel recupero. Si consuma così in terra virgiliana il crollo del Bari, alla seconda sconfitta consecutiva dopo quella contro il Palermo. Lombardi nettamente più avanti rispetto ai pugliesi, sia in fatto di tenuta atletica che di mentalità. Scontro diretto perso, quindi, per la squadra di Longo che, di questo passo, non può che prepararsi al peggio. Di contro, prima vittoria al Martelli per mister Modesto. Il Mantova sale a quota 23 ed esce dalla zona rossa. Il Bari affonda nell’abisso, impantanato al penultimo posto in coabitazione con lo Spezia, avversario mercoledì al San Nicola. Secondo tempo remissivo, timoroso e del tutto consegnato all’iniziativa dei padroni di casa. Atteggiamento inconcepibile per una squadra che dovrebbe – almeno sulla carta – ambire alla salvezza. Non ci sono altre parole per descrivere la mediocrità vistosa di un gruppo inguardabile.

LA FORMAZIONE – Il Bari si schiera con il 3-4-2-1. In porta c’è Cerofolini, punto di riferimento per la retroguardia e primo costruttore dell’azione dal basso. La linea difensiva è composta da Cistana, Odenthal e dal capitano Pucino. Cistana e Odenthal presidiano i braccetti con compiti di marcatura e anticipo, mentre Pucino guida il reparto al centro, coordinando movimenti e coperture. A centrocampo, sugli esterni agiscono Dickmann a destra e Dorval a sinistra, chiamati a garantire ampiezza alla manovra e a coprire con continuità entrambe le fasi di gioco. In mezzo operano Verreth e Braunoder, coppia incaricata di dare equilibrio alla squadra, recuperare palloni e avviare l’azione offensiva con ordine e rapidità.

Sulla trequarti si muovono De Pieri e Rao, giocatori che lavorano tra le linee per creare superiorità numerica, servire assist e inserirsi negli spazi. Il riferimento offensivo è Moncini, terminale centrale dell’attacco e punto di appoggio per far salire la squadra, oltre che principale uomo d’area sui cross provenienti dalle corsie laterali.

LA CRONACA –  La partita si impenna tra il settimo e l’ottavo minuto quando Cerofolini salva provvidenzialmente su Dembelé a colpo sicuro e l’arbitro annulla un gol di testa ad Odenthal per presunto fallo di De Pieri sul portiere. Il gol è nell’aria e arriva poco prima del 14’: punizione di Trimboli con respinta di Cerofolini e palla in tap in dell’ex Meroni, arrivato in Lombardia pochi giorni fa. Virgiliani avanti. Ma il Bari è vivo e pareggia con Odenthal: colpo di testa “mortale” direttamente su punizione pennellata da Verreth. Nel corpo a corpo Odenthal-Mensah, l’attaccante commette fallo prima di vedersi annullato il gol del 2-1 (31’). Al grave errore dell’arbitro (anziché espellere, ammonisce Cella per fallo da ultimo uomo su Moncini), Longo rimedia un’ammonizione per proteste. Si va al riposo con Cistana che, dal limite, colpisce la traversa con un destro a giro.

Si riparte con il debutto barese di Kevin Piscopo, esterno destro al posto del giovane De Pieri. Più seconda punta, di supporto a Moncini. Ritorno biancorosso per Mantovani, in campo dopo 12’ al posto del dolorante Odenthal (prova ordinata ed efficace). Escono anche Moncini e Rao per Cuni ed Esteves. Nel frattempo, dietro si rischia mentre Dembelé divora il bis calciando fuori un pallone ad un passo dalla porta.

Il secondo tempo è di marca mantovana, col Bari defilato nel ruolo di contenimento. Il miracolo che tiene vivo il Bari lo compie Cerofolini (38’) salvando un gol fatto su soluzione aerea di Mancuso. Bari che corre nuovi rischi sui successivi calci d’angolo. Tanti brividi per i pugliesi, col Mantova che spinge forte sull’acceleratore. La fase offensiva del Bari è praticamente nulla. Una squadra consegnata all’iniziativa virgiliana, all’assedio finale anche nei 6’ di recupero. Sino al gol vittoria di Mancuso che di testa anticipa Mantovani e brucia Cerofolini. Bari in ginocchio. La strada si fa drammaticamente in salita.

post

MANTOVA-BARI, LE FORMAZIONI UFFICIALI

Le formazioni ufficiali di Bari e Mantova, in campo alle 15 per la 23ma di B:

MANTOVA-BARI

Mantova (3-4-2-1): Bardi, Dembelè, Mensah (c), Meroni, Gonçalves, Ruocco, Trimboli, Marras, Castellini, Cella, Kouda. A disp.: Vukovic, Chrysopoulos, Mancuso, Wieser, Muci, Radaelli, Bragantini, Paoletti, Benaissa, Buso, Maggioni, Zuccon. All. F. Modesto

Bari (3-4-2-1): Cerofolini, Cistana, Odenthal, Pucino (c), Dickmann, Verreth, Braunoder, Dorval, De Pieri, Rao, Moncini. A disp.: Pissardo, Pagano, Gytkjaer, Bellomo, Mantovani, Maggiore, Esteves, Cavuoti, Piscopo, Mane, Stabile, Çuni. All. M. Longo

post

DI CESARE DOPO IL MERCATO: MEZZA RIVOLUZIONE, DA MANTOVA IN POI CONTA SOLO SALVARE IL BARI

BARI – All’indomani della chiusura del mercato invernale e alla vigilia della trasferta di Mantova, la conferenza stampa di Valerio Di Cesare inizia con i ringraziamenti: “A Giuseppe Magalini per la condivisione da team e al presidente De Laurentiis per la fiducia. Se sono qui da solo, va chiesto al presidente”.

“Il campo dovrà dire se al Bari manca qualcosa. Voglio aspettare per dare giudizi. In questo mercato, ho cercato col mister di portare giocatori funzionali al modo di giocare di Longo. La linea difensiva si è rinforzata come centrocampo e attacco. Ho portato Odenthal, giocatore che era in A”. La lacuna più grande palesata sinora. Anche sul piano caratteriale: “Abbiamo cercato di cambiare tanto proprio per questo motivo. Perché siamo entrati in loop mentale negativo. Perciò si è fatta una mezza rivoluzione con gente nuova e fresca che potesse darci una mano”. Dei veterani è rimasto Pucino: “Confermo che mi butterei nel fuoco per il Bari. Pucino rappresenta il modo di pensare del Bari, come caratteristiche. Io spero che chi c’è adesso sappia quello che deve fare, quello che ci aspetta. Tante partite difficile. Sono consapevole che dovremo dare oltre il cento per cento per arrivare all’obiettivo salvezza. Dobbiamo in tutti i modi centrarlo”.

Dovrà salvare il Bari da dirigente: “Quando mi è successo da giocatore, dipendeva da me perché ero in campo. Ora, non per scaricare le responsabilità, dipende dai giocatori. Daranno quello che è nelle loro possibilità. Conosco alcuni di loro, perché ci ho giocato insieme. Adesso ho un ruolo e responsabilità diversi. Faccio questo mestiere in quella che è diventata la mia città e la mia squadra. E’ tutto amplificato. Sono convinto che ce la possiamo fare”.

Le problematiche maggiori dell’ultimo calciomercato, con tanti dietrofront: “Il mercato di gennaio è problematico. Chi gioca altrove difficilmente si muove. Idem per chi gioca in una squadra che lotta per vincere. Altri non hanno proprio preso in considerazione la destinazione Bari. Ci sta. Le difficoltà sono state anche logistiche. Sono contento dei ragazzi arrivati. Sono concentrati e centrati nel fare quello che dobbiamo fare”. L’età media dei calciatori arrivati. E’ bassa. Forse un rischio per una squadra che deve salvarsi: “Portano freschezza fisica. E poi questo offre il mercato. Ho anche cercato giocatori esperti, ma non sono voluti venire. Oggi bisogna correre, avere cattiveria. Avere il fuoco dentro di cui parla Longo. Non conta solo l’aspetto tecnico. Servono corsa e freschezza”.

La chiave di lettura rispetto all’attuale rendimento negativo e l’aggiornamento sul rinnovo del contratto di Dorval: “Siamo entrati in un loop mentale negativo. Questo non ci ha permesso di fare risultati. I giocatori presi sono forti. Lo hanno dimostrato altrove. In questi miei dieci anni a Bari e la piazza non è per tutti. Alcuni, andati via, non sono riusciti a performare. Dorval? Stiamo lavorando per adeguare il contratto. A breve ci saranno novità”. Tra le delusioni, Gaetano Castrovilli: “I nuovi sono pronti per giocare, tranne Artioli che riprenderà lunedì. Per Gaetano mi dispiace molto, ma ci servivano profili diversi per la situazione in cui siamo. Ho visto crescere Castrovilli. Gli faccio un grandissimo in bocca al lupo”. A livello umano, cosa dispiace di più a Di Cesare: “Mi spiace la situazione in cui siamo. Avevamo altri obiettivi. Vedere il Bari lottare per non retrocedere. Questo mi dispiace. Da tutti ci si aspettava di più. Anche da me stesso. Per tante dinamiche non si riesce ad esprimersi. A Partipilo tengo tantissimo. Si è sempre allenato in maniera impeccabile. Siamo tanti a livello numerico, non farà parte del progetto tecnico. Traorè? Cercavamo un profilo con gamba. Lo seguivamo da tempo. Abbiamo optato per questa soluzione perché il mercato non offriva nulla”.

Il ragionamento di Di Cesare ai nuovi arrivati: “Quando si prende un calciatore è normale che si parli. Tutti consapevoli di dove stavano venendo. Sul mio futuro non penso a nulla. Se non alla salvezza del Bari. Sono concentrato sul Mantova. Tutto il resto è nulla”. La critica più aspra negli ultimi mesi: “In questi sei mesi è stato giusto criticare. Siccome vengo da un decennio col Bari, mi è dispiaciuto sentire degli attacchi a livello umano. Penso di aver dimostrato da calciatore quello che per me è Bari. Come delle coltellate. Me le sono prese, cercando di rialzarmi. Sono stati sei mesi complicati. Ma mi hanno formato”. Che Bari aspettarsi a Mantova: “Tutte le partite saranno affrontate come il primo tempo col Palermo. Combattivo, duellante. Un Bari che deve fare di tutto per ottenere il massimo”.

Perché dopo Caserta, non si è pensato subito a Longo: “Sono state fatte delle valutazioni con Vivarini, persona già conosciuta che avrebbe potuto dare qualcosa. I risultati hanno detto il contrario”. Idem per Mantovani, giunto ora e non in estate: “Si era optato per una linea a quattro. Con giocatori con caratteristiche diverse”. Le operazioni non riuscite a gennaio: “E’ stato un mercato lungo. Kouamé era una opzione per il reparto offensivo. Sono stati cercati tanti calciatori per alzare il livello e dare a Longo giocatori funzionali. Sono davvero contento di chi è arrivato”.

Il fatto che siano arrivati tanti trequartisti e non dei centrali, significa che si punta ad un solo attaccante? “Col 3-4-2-1 abbiamo tre attaccanti per un posto. Il nostro problema è stata la manovra. Abbiamo due ottimi finalizzatori. E’ arrivato anche Cuni con caratteristiche diverse per attaccare la profondità”.

post

STABILE E DE PIERI, ENERGIE GIOVANI PER LA RIMONTA DEL BARI

Giovani, ambiziosi e determinati a lasciare il segno. Giacomo Stabile e Giacomo De Pieri rappresentano due delle nuove frecce nell’arco del Bari di Moreno Longo, impegnato nella corsa verso una salvezza delicata ma ancora tutta da conquistare. I due talenti, rispettivamente di 20 e 19 anni, sono arrivati in biancorosso lo scorso 9 gennaio dall’Under 23 dell’Inter, dopo la prima parte di stagione trascorsa alla Juve Stabia in Serie B.

Dall’esperienza con il settore giovanile nerazzurro alla lotta per mantenere la categoria, Stabile non nasconde l’emozione: «È una chance che vale moltissimo. Per noi è un’opportunità importantissima. Salvarsi rappresenta una tappa fondamentale nel nostro percorso di crescita». Gli fa eco De Pieri: «Concordo con quello che dice il mio compagno. Spero di sfruttare al meglio questa opportunità e portare questa grande società alla salvezza».

La scelta di trasferirsi a Bari è maturata rapidamente, ma con convinzione. «Quando abbiamo saputo della possibilità di venire qui – racconta Stabile – ne abbiamo parlato ed eravamo contenti perché ci conoscevamo già dai tempi dell’Inter. Appena ho saputo dell’interesse del Bari l’ho considerata una grandissima opportunità. Non vedevo l’ora di mettermi a disposizione del mister e dei compagni. Sono molto contento e spero di essere d’aiuto alla causa». Ancora più deciso De Pieri: «Sul Bari non ci ho pensato due volte. Sia per la piazza che per la società. E anche per il minutaggio che ho avuto a Castellammare di Stabia. Per me è stata una doppia opportunità».

Entrambi sono arrivati in una rosa rinforzata da diversi innesti, con una concorrenza interna inevitabilmente più alta. «La competizione fa parte del gioco – sottolinea Stabile –. Che fossimo rimasti nella vecchia squadra o arrivati qui, sapevamo che sarebbe stato così. L’importante è che tutti siano pronti a dare tutto per questa piazza e questa società che meritano tanto. Che giochi io o un mio compagno è relativo: conta solo raggiungere l’obiettivo». Sulla stessa linea De Pieri: «Chiunque sia arrivato deve calarsi subito nella mentalità della squadra. Ringrazio Longo perché, appena arrivato, pur conoscendomi relativamente mi ha subito schierato titolare. Questo gli fa onore. Alla Juve Stabia non ho trovato tanto spazio, ora voglio mettermi in gioco con questa maglia».

De Pieri si definisce un trequartista, ma pronto ad adattarsi. «Io sono un trequartista, ma molto adattabile. Per le esigenze del mister sono a disposizione. Ne abbiamo parlato e adesso mi vede in quel ruolo. È lo stesso di Cavuoti». Nel suo percorso resta indelebile l’esordio in Champions League con l’Inter: «È stata davvero spettacolare. Esordire con la maglia dell’Inter è un sogno che tutti i ragazzi hanno. Devo dire grazie alla società e a mister Inzaghi». A Bari ritrova anche Piscopo: «Abbiamo giocato insieme la prima partita di campionato contro la Virtus Entella. Siamo compatibili e possiamo giocare tranquillamente insieme».

Sul fronte difensivo, Stabile si propone come elemento duttile. «Spesso ho ricoperto il ruolo di braccetto di sinistra, ma all’occorrenza posso fare anche il centrale. Sono a disposizione di Longo». Il giovane guarda con attenzione ai compagni più esperti: «La competizione è alta. I miei compagni sono giocatori di grande valore e questo per me è motivo di orgoglio. Vuol dire che faccio parte di un gruppo forte da cui posso imparare tanto. Osservo Odenthal, Cistana, Mantovani, Pucino e Nikolaou. Cercherò di farmi trovare pronto quando il mister avrà bisogno di me».

All’orizzonte c’è lo scontro diretto contro il Mantova. «È un match di grande importanza», afferma De Pieri. Gli fa eco Stabile: «Sarà fondamentale per il nostro percorso. Speriamo e lavoriamo per ottenere un risultato positivo».

Il salto di categoria si fa sentire soprattutto per Stabile, alla prima vera esperienza in Serie B: «Avendo fatto la C l’anno scorso noto una enorme differenza sul piano tecnico e dell’intelligenza dei giocatori. Gli attaccanti sono più smaliziati e bravi nell’uso del corpo. Voglio migliorare giorno dopo giorno e diventare un giocatore più completo». Anche De Pieri racconta l’impatto con il campionato cadetto: «È la mia prima esperienza tra i professionisti. La B è molto impegnativa e richiede qualità tecniche, fisiche e mentali. Sto cercando di ambientarmi al meglio. Gol? Più ne faccio e più sono contento».

Entrambi hanno modelli chiari. «Dell’Inter prendo esempio da Lautaro per la fame che ha in campo. Come tipologia di giocatore il mio idolo è Dybala», dice De Pieri. Stabile invece guarda ad Alessandro Bastoni: «È il mio punto di riferimento per caratteristiche. Da vicino mi ha impressionato De Vrij per professionalità e serietà. Mai una parola fuori posto».

Il difensore ha già affrontato avversari di alto livello, come nella gara contro il Palermo: «Le Douaron e Pohjanpalo sono due giocatori forti, il campionato che stanno facendo parla per loro. Aggiungerei anche Palumbo. Per me è motivo di orgoglio rappresentare un club con la storia del Bari. Il cambio da Vivarini a Longo non ce lo aspettavamo, ma noi cerchiamo sempre di soddisfare le richieste degli allenatori».

Sul tecnico piemontese, De Pieri conclude con fiducia: «Longo ci porta grande entusiasmo e ci sta riuscendo. Sta entrando nelle nostre teste in maniera molto positiva».

Entusiasmo, talento e voglia di crescere: Stabile e De Pieri incarnano la linea verde su cui il Bari ha deciso di puntare per inseguire la permanenza in Serie B e costruire il proprio futuro.

post

GIUDICE SPORTIVO: TREMILA EURO DI MULTA ALLA SSC BARI

BARI – Arriva la decisione del Giudice Sportivo dopo Bari-Palermo, gara disputata venerdì scorso e terminata 0-3 per i rosanero. Con il Comunicato Ufficiale n. 100 del 3 febbraio 2026, la Lega ha inflitto un’ammenda di 3.000 euro alla società biancorossa. Il provvedimento è motivato dal comportamento di una parte della tifoseria: nel corso dell’incontro, infatti, due petardi sono stati lanciati nel recinto di gioco. Un episodio che non ha avuto conseguenze sul regolare svolgimento della partita, ma che è stato comunque sanzionato in base alla normativa vigente. Per il Bari si tratta di una sanzione economica che si aggiunge a un momento già delicato sul piano sportivo, segnato dalla pesante sconfitta interna contro il Palermo. La società è ora chiamata a richiamare al rispetto delle regole e a mantenere un clima di sostegno corretto alla squadra in una fase cruciale della stagione.

post

DI CESARE DOPO IL MERCATO: «FONDAMENTALE MANTENERE LA CATEGORIA»

Direttamente da Milano, il Direttore Sportivo del Bari Valerio Di Cesare ha tracciato un primo bilancio al termine della finestra di mercato invernale, affrontando senza giri di parole il momento delicato della squadra e le scelte operate dalla società.

«Partiti con altri presupposti ad inizio stagione, ma oggi ci ritroviamo in una questa situazione, una situazione che di certo non ci aspettavamo. Importante sarà remare tutti nella stessa direzione, è fondamentale mantenere la categoria». Un passaggio che chiarisce subito la priorità assoluta del club biancorosso: la salvezza.

Di Cesare ha poi spiegato le difficoltà incontrate durante le trattative di gennaio: «Mercato sicuramente non semplice, cercato di intavolare diverse trattative per apportare delle modifiche secondo le indicazioni del Mister, puntando a migliorare la rosa in funzione dell’obiettivo. Spero di esserci riuscito, ma sarà ovviamente il campo a parlare».

Focus sui singoli innesti, a partire da Traorè: «Ragazzo che seguivamo da tempo, dotato di caratteristiche diverse da quelle che abbiamo in mezzo al campo, che ha struttura, velocità, gamba; in Italia il mercato offriva poco ed abbiamo optato per questo ragazzo». Parole che spiegano una scelta mirata, legata alle esigenze tecniche della squadra.

Non meno complessa l’operazione che ha portato Odenthal in biancorosso: «L’operazione Odenthal non è stata semplice, c’erano diverse squadre interessate a lui; contento di averla spuntata perchè ritengo possa essere un giocatore capace di farci fare il salto di qualità, ma vorrei aspettare a dare giudizi, perchè il vero giudice è sempre il campo».

Ribadita, ancora una volta, la centralità dell’obiettivo stagionale: «L’obiettivo della salvezza per noi è fondamentale».

Spazio infine alle situazioni rimaste in sospeso. Su Partipilo: «Mi dispiace non siano riusciti a chiudere e dare la possibilità ad Anthony di andare a giocare». E su Dorval: «Lo abbiamo reputato un calciatore fondamentale per noi e si è deciso di non cederlo».

Parole chiare, senza proclami. Ora, come sottolineato più volte dallo stesso Di Cesare, il verdetto passerà al campo.

post

BARI, UNDICI ARRIVI E SETTE PARTENZE: I NUMERI RACCONTANO UNA RIVOLUZIONE, MA NON UNA CRESCITA

di Pierpaolo Paterno

Il Bari chiude il mercato invernale con l’ennesimo ribaltone firmato Di Cesare, dopo quello estivo condiviso con Magalini che ha prodotto un solo risultato concreto: una squadra fragile, confusa, oggi penultima in serie B.

Dietro qualcosa cambia: Cistana, Mantovani e Odenthal alzano il livello delle alternative e danno un minimo di struttura a un reparto che aveva perso certezze. Ma è l’unico reparto in cui si intravede una logica. Il vero problema resta il centrocampo. Qui si gioca la salvezza, ma qui il Bari continua a non dare risposte. Dickmann e Dorval sugli esterni, Braunoder e Verreth in mezzo: un assetto che non cambia quasi nulla e che non aggiunge leadership né qualità. Serviva una certezza, è arrivata invece una scommessa. Traorè, giovanissimo dalla C spagnola, è tutto da valutare. Esteves, fermo da mesi, è un’incognita fisica enorme. Una mano potrebbe darla anche Artioli. Troppo poco per una squadra che dovrebbe correre, lottare e comandare il gioco.

Davanti il quadro è ancora più fragile. Moncini avrà al fianco Rao e Piscopo, ma né Cuni né Gytkjaer spostano realmente gli equilibri. Non c’è peso, non c’è continuità, non c’è un attaccante capace di garantire gol e presenza costante. Troppe figurine, poche certezze. Sullo sfondo restano Pucino, Nikolaou, Stabile, Pagano e De Pieri. Ceduti Castrovilli e Antonucci, bloccati Maggiore e Partipilo. Un mercato che sistema (soprattutto ingaggi), ma non rilancia. Il verdetto è netto: mercato appena sufficiente. Nessuna spallata di qualità, nessun salto di livello. Il Bari resta una squadra piena di lacune, soprattutto a centrocampo e in attacco, con più domande che risposte. Per salvarsi servirà un girone di ritorno da playoff. Ma con questo materiale, sperare non basta. Al campo, il verdetto definitivo.

post

PUCINO PRONTO ALLA LOTTA: RESTARE IN PARTITA E CRESCERE, DA QUI RIPARTE IL BARI

BARI – Il punteggio finale racconta una serata difficile, di quelle che lasciano il segno. Il 3-0 subito dal Palermo al San Nicola è un colpo duro per il Bari, ma non fotografa in modo completo l’andamento di una gara che, almeno per un tempo, aveva mostrato una squadra presente, organizzata e capace di misurarsi senza timori con un avversario di alto profilo. Nella prima frazione i biancorossi tengono il campo con disciplina e applicazione, limitando i rischi e restando agganciati alla partita ben oltre quanto il risultato possa far pensare.

Dopo l’intervallo, però, l’inerzia cambia in modo netto. Il Palermo aumenta ritmo e precisione, sfrutta meglio gli spazi e colpisce con una continuità che finisce per amplificare le difficoltà del Bari, apparso meno lucido nella gestione dei momenti decisivi. Il match si spezza lì, trasformandosi progressivamente in una sconfitta ampia, probabilmente più severa dei reali errori commessi dai pugliesi.

All’interno di una serata amara emergono comunque segnali utili per il futuro. Longo concede spazio a quasi tutti i volti nuovi, mandandoli in campo per un primo impatto con la maglia biancorossa, tra inevitabili incertezze e qualche indicazione positiva. Piscopo, invece, osserva dalla tribuna. È da questo contesto che prendono forma le riflessioni dei protagonisti, a partire dal capitano Raffaele Pucino: “Ci portiamo a casa i primi cinquanta minuti, prima della fase calante – dice il capitano Raffaele Pucino -. Dobbiamo imparare a rimanere in partita. Nel primo tempo siamo stati vivi, rimasti in gara. Poi, di fronte avevamo giocatori importanti. Occorre restare lucidi. Non siamo stupidi nel pensare che la vittoria di Cesena avrebbe cancellato i nostri problemi. Longo ci è entrato nella testa e può darci una mano importante”.

L’analisi del difensore si allarga poi alle prossime tappe di un cammino che non ammette distrazioni: “Nel secondo tempo siamo venuti meno nell’aggressività sugli esterni – riconosce Pucino -. Il Bari deve crescere. Ne siamo consapevoli. Dobbiamo seguire la strada del lavoro per affrontare sfide alla nostra partita. Quella di Mantova sarà da sei punti. Troppo importante non fallirla per la situazione in cui siamo. Ripartiamo dal primo tempo contro il Palermo, evitando di calare sul piano della pressione e del carattere”.

In chiusura, resta da monitorare la situazione di Rao, costretto a lasciare il campo all’intervallo per un problema al polpaccio: le sue condizioni saranno valutate nelle prossime ore. Una sconfitta pesante, dunque, ma anche un passaggio obbligato per misurare limiti, risorse e margini di crescita di un Bari chiamato a reagire subito.